Antioco Casula Montanaru: il grande poeta di Desulo

Montanaru

Montanaru, ossia Antioco Casula (1878 – 1957), poeta di Desulo, è ancora oggi uno degli autori più conosciuti ed apprezzati dagli appassionati di letteratura sarda.

Montanaru, il poeta del vivere

Antioco Giuseppe Casula nacque a Desulo nel 1878. Dopo aver frequentato il ginnasio a Cagliari, continuò i suoi studi nel collegio di Lanusei. Tuttavia non compì un percorso di formazione regolare. Infatti, a sedici anni lasciò la scuola nonostante avesse avuto sempre buoni risultati.

Fin da ragazzo, Antioco Casula fu un grande appassionato di letteratura, tanto che seguì sempre con grande interesse le vicende culturali e la produzione regionale e continentale.

Ebbe l’opportunità di conoscere in maniera molto profonda la Sardegna, la sua cultura e le varianti della sua lingua. Ciò perché a diciott’anni si arruolò nei carabinieri; lavoro che gli permise appunto di girare l’isola in lungo e largo.

Fu proprio durante questo periodo che Antioco Casula cominciò a comporre versi in sardo e, firmandosi con lo pseudonimo di Montanaru, ad inviare le sue poesie alla rivista letteraria “Piccola Rivista” di Cagliari diretta da Ugo Ranieri.

Montanaru: Boghes de Barbagia

Nel 1904 Antioco Casula pubblicò, con illustrazioni di Andrea Valli, la sua prima raccolta di poesie intitolata Boghes de Barbagia pro Montanaru. Presentando il poeta al pubblico, Ugo Ranieri scrisse nella prefazione del libro:

E così, da Tula, un tale che si firmava «un carabiniere» mensilmente donava alla Piccola Rivista certe tenui poesie dialettali che mentre avean tutta la bellezza agreste ed affascinante della natura paesana, davano pure luccichii di sensi e passioni vibranti di modernità…

era proprio un «carabiniere» che tra un rapporto di contravvenzione, un fortunato arresto od una ronda nojosa e sterile, trovava il tempo di leggere, studiare e discutere di teorie e postulati moderni, di arte e letteratura…

La raccolta Boghes de Barbagia, che si apre con l’ormai famosissima A tie, Barbagia mia!,

Rustiga e sacra patria, o Barbagia salude!

Ischidadi! no intendes sa tua gioventude?

poesia dedicata proprio a Ugo Ranieri “in signu de affettu”, venne pubblicata a Cagliari dalla casa editrice Dessì ed ebbe un grande successo di critica e di pubblico.

Montanaru: Cantigos d’Ennargentu

Qualche anno dopo la pubblicazione della sua prima opera, Antioco Casula Montanaru lasciò l’arma e si dedicò in maniera più assidua allo studio e alla lettura, oltre che alla composizione. Prese la licenza di maestro scolastico e diventò dirigente delle Poste, stabilendosi a Desulo.

Fu così che nel 1922 pubblicò la seconda raccolta, arricchita dalle illustrazioni di Filippo Figari, che intitolò Cantigos d’Ennargentu: anch’essa fu coronata da un ottimo successo.

Montanaru: Boghes de Barbagia - Cantigos d'Ennargentu

Montanaru: il successo in Sardegna e in Italia

Il successo dei suoi componimenti, che cominciarono a girare in tutta la Sardegna, e non solo, gli valsero l’invito a Milano quale rappresentante della poesia in sardo al premio nazionale dei poeti dialettali, vinto appunto nel 1925.

Ricordiamo infatti che nel periodo embrionale del regime fascista (ossia tra il 1922 e il 1924) il ministero della pubblica istruzione era orientato verso l’insegnamento dei dialetti e delle culture locali nelle scuole. In tale contesto, Montanaru operò al fine di valorizzare e diffondere la lingua sarda tra i più giovani.

Il regime fascista contro la lingua sarda: l’arresto di Montanaru

Com’è noto, dal 1924 il regime fascista avviò una vera e propria repressione nei confronti di tutte le espressioni linguistiche e culturali minoritarie. Fu così che venne vietato l’utilizzo della lingua sarda nonché l’organizzazione in pubblico di manifestazioni quali ad esempio le tradizionali gare di poesia in sardo.

Fu così che nel 1928 il regime fascista fece arrestare Antioco Casula Montanaru, strenuo difensore della lingua sarda e della tradizione poetica in limba.

Dal racconto “Pietre bianche. Bombe nere.” di Carlo Mulas

«Era la sera della festa del paese. La piazza era piena di gente che ballava. Stavano ancora finendo di sistemare il palco, proprio di lato all’entrata della chiesa. Io ero seduto sul muretto accanto a Tiu Antoni e a Tiu Pera, gli altri due poeti improvvisatori che il comitato organizzatore aveva invitato per la gara di poesia estemporanea. Ci bagnavamo le labbra con un sorso di vino provando ad indovinare l’argomento che la giuria avrebbe potuto scegliere per sa gara.

Ripassavamo in rassegna le sfide già fatte, cercando di ricordare le ottave più belle. Fu in quell’istante che un tizio in divisa fascista si avvicinò e ci disse “oggi la gara di poesia in sardo non si fa… e non si farà mai più, perché la dovete smettere di parlare questo barbaro dialetto… arretrati che non siete altro! capito?”.

Noi, alle minacce dei fascisti e ai loro tentativi di non farci più poetare c’eravamo abituati. A tutti era nota la storia del poeta Montanaru e i tentativi fatti per interrompere la tradizione delle gare… Ma una cosa del genere non ce la saremmo aspettata mai!

Infatti, quando la giuria stava scegliendo il primo tema e noi stavamo cominciando con l’esordio, giunse un gruppo di camice nere, ci fecero scendere di malo modo e iniziarono a distruggere il palco. Quel funzionario in camicia scura tornò e ci ripeté quanto detto prima. Per noi la festa finì così quel giorno.

Per lui invece le cose andarono molto peggio…

“Benvenuti a Las Merdonas e altri racconti – Contus de gherra, de mortus e de merdonas” di Carlo Mulas

Leggi anche: Contus – Racconti sardi di Carlo Mulas vincitori del Premio Montanaru e del Premio Ozieri

Montanaru: Sos cantos de sa solitudine e Sa Lantia

Fu in un clima di avversione verso la lingua e la cultura sarda che Montanaru pubblicò nel 1933 il terzo volume delle sue poesie: Sos cantos de sa solitudine, mentre nel 1950 uscì la quarta raccolta intitolata Sa Lantia.

Si tratta delle opere più mature del poeta desulese; lavoro che lo consacrò definitivamente tra i poeti maggiori della storia della letteratura in lingua sarda.

Sos cantos de sa solitudine. Sa lantia

 

Montanaru: la morte e le opere postume

Antioco Casula Montanaru morì a Desulo nel 1957. Le sue ultime due raccolte, intitolate Sas ultimas canzones e Cantigos de amargura, uscirono postume. In seguito, venne pubblicata una bellissima antologia intitolata Montanaru, Boghes, cantos e cantigos. Le liriche di Antioco Casula il miglior poeta di metà Novecento e curata da Salvatore Tola.

Sas ultimas canzones. Cantigos de amargura

Il Premio Montanaru di Desulo e la casa museo del poeta

In questi ultimi anni la figura e l’opera di Antioco Casula “Montanaru” è stata riscoperta grazie anche all’importanza assunta nel panorama culturale sardo del Premio letterario Montanaru che si svolge a Desulo.

Non dimentichiamo inoltre che il comune di Desulo ha aperto al pubblico l’abitazione del poeta, la quale è stata trasformata in un affascinante museo etnografico che merita di essere visitato.

Ricordiamo che la casa di Montanaru divenne uno dei “fulcri” del movimento culturale sardo del primo Novecento. Infatti, tra le sue mura domestiche e le sue aspre montagne, Montanaru ospitò i più importanti artisti sardi dell’epoca.

Montanaru e gli amici artisti

Le poesie del cantore desulese ebbero un notevole successo sin dall’inizio della loro apparizione e ciò permise a Montanaru di entrare in contatto con gli scrittori e gli artisti della scena sarda della prima parte del Novecento.

Per tutta la vita rimase legato a numerosi “amici artisti” con i quali Montanaru strinse un profondo legame di amicizia e ai quali dedicò la famosa lirica “A sos amigos artistas”.

A sos amigos artistas

Ma chi erano dunque gli amici artisti di Montanaru? Si tratta di alcuni dei più importanti esponenti del panorama culturale sardo dell’epoca, quali: Francesco Ciusa, Giuseppe Biasi, Remo Branca, Cesare Cabras, Mario Delitala, Stanis Dessy, Filippo Figari, Giambattista Rossino e Carmelo Floris, quest’ultimo ricordato dal poeta di Desulo per le sue pitture incentrate sulle “processioni”:

E tue, Carmelo? Longas pruzessones
traessan de Barbagia sas vias
e s’intenden sas altas pregarias
che disperadas invocaziones
De s’ispiritu sardu chi a Deu
giamat paghe, giustizia e amore.
De furesi nieddu e de colore
passat bestidu su populu intreu.

Su questo argomento leggi: A sos amigos artistas: Montanaru e gli amici artisti in mostra a Olzai

Montanaru: lingua sarda e poesia

Montanaru ebbe il merito di utilizzare la lingua sarda non per “salvaguardarla” ma come linguaggio vivente. La scelta linguistica del poeta desulese non fu dunque una difesa passiva ma un’apertura speranzosa al mondo. Questa sua strategia gli procurò negli anni a seguire numerose critiche e voci di dissenso.

A proposito della lingua sarda utilizzata da Montanaru nelle sue poesia Michelangelo Pira ha scritto:

Essi non sapevano o non sanno quello che Montanaru aveva capito d’istinto: che nel nostro secolo il sardo, venuto a contatto con la lingua italiana, è venuto modificandosi nelle sue strutture lessicali, sintattiche, morfologiche, fonetiche e semantiche. Con Montanaru il sardo fu ancora una volta lingua…

Montanaru – Altri articoli:

S’atonzu: l’autunno nelle poesie di Antioco Casula Montanaru

Leggi anche:

Antologia sarda: le pagine più belle sulla Sardegna

I grandi scrittori sardi: viaggio nella letteratura moderna e contemporanea di Sardegna

Libri sardi: alla scoperta dei libri che tutti gli amanti dell’isola dovrebbero leggere

Share
eBook Indibooks Amazon