Capodanno in Sardegna: filastrocche, usanze e riti propiziatori per l’anno nuovo

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Capodanno in Sardegna: filastrocche, usanze e riti propiziatori per l’anno nuovo

L’ultima notte dell’anno è sempre stata speciale in Sardegna. Si tratta infatti di una notte magica e ben augurante per il tempo a venire, utilizzata da secoli per predire il futuro e comprendere cosa ci attenderà nell’anno nuovo.

Capodanno in Sardegna – Un’antica usanza sarda raccontata da Grazia Deledda

Tra i riti più diffusi nell’isola, c’era quello di immergere due (o più) grani d’orzo nell’olio o nell’acqua in modo da poter “leggere” e capire ciò che sarebbe poi accaduto nei mesi a venire. Tale usanza viene descritta in maniera magistrale da Grazia Deledda nella novella L’ospite, contenuta nella raccolta omonima.

È un’usanza sarda dell’ultima notte dell’anno. Si mettono entro l’acqua due granelli d’orzo e si smuove un po’ il liquido elemento per farli camminare. I chicchi d’orzo rappresentano due innamorati, a cui talvolta si aggiunge un terzo, uomo o donna, che rende più interessante le avventure della strana navigazione…

I due granelli facevano delle pazze giravolte: si allontanavano, si avvicinavano, tornavano a dividersi; ma infine ripresero il corso normale. E lei tornò a fuggire; un momento si arrestò, attese, e parve aver un colloquio con lui, a rispettosa distanza; poi scappò di nuovo…

Petrina soffiò nuovamente: una tempesta si scatenò nell’acqua rossa, che scintillava riflettendo i lumi, e tra i gridi e le proteste dei bambini e di Margherita, Boly calò a fondo, e Antonio corse pazzamente e baciò Margherita, stringendosi appassionatamente a lei…

Per saperne di più: L’ospite – Novelle di Grazia Deledda

Capodanno in Sardegna – Quando mi sposerò?

La notte di Capodanno è quella più indicata per porre al Fato alcune delle domande esistenziali più importanti. Tra queste, indubbiamente, c’era quella di chiedere informazioni circa le modalità e i tempi del proprio matrimonio. Proprio come fa Juannica, protagonista della novella La fanciulla di Ottana contenuta nella celebre raccolta Il dono di Natale.

Juannicca domandava al cuculo:
Cuccu bellu ‘e mare,
Cantos annos bi cheret a mi cojare?

[Cuculo bello del mare, Fra quanti anni mi devo sposare?].

E il cuculo rispondeva con sette gridi melanconici; ma Juannicca scuoteva la testa, incredula, perché non sperava di potersi sposare così presto, in quella solitudine dove non c’erano neppure gli avvisi di matrimonio sui giornali…

Per saperne di più: Il dono di Natale – Novelle di Grazia Deledda

Capodanno in Sardegna – L’antica usanza e filastrocca de Su Candelarju

Tanti anni fa a Nuoro e in Barbagia l’ultimo giorno dell’anno  i ragazzini e le ragazzine si riunivano in gruppi e andavano in giro per le strade a chiedere Su Candelàriu. Ancora una volta è Grazia Deledda, esperta conoscitrice delle antiche usanze sarde, a portarci indietro nel tempo e a farci rivivere le più autentiche atmosfere sarde.

Se in qualche casa si conservano ancora i buoni costumi antichi, – racconta nel suo capolavoro Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna – si apre la porta ai bambini poveri e si distribuiscono loro delle mandorle, noci, castagne, fichi secchi e nocciole.

Questo è il candelarju. In alcune case si fa appositamente il pane chiamato con tal nome; è piccolo, bianco, frastagliato, lucido, in forma di uccelli e di altri animali. Molti bambini, nel chiedere il candelarju lo cantano, cioè recitano questi versi:

A nollu dazes su candelarju? chi siat bonu e siat mannu,
chi nor duret un annu, un annu e una chida,
apposta so bennida a bollu dimandare…

Per saperne di più: Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna – Grazia Deledda

Capodanno in Sardegna – Le filastrocche per l’anno nuovo

Affinché l’anno nuovo sia ricco di cose buone e belle, si cantano alcune filastrocche propiziatorie in lingua sarda. Vediamone alcune.

Tipica filastrocca che si canta alla fine dell’anno è A sa noa!, che costituisce un vero e proprio augurio per l’anno che viene.

Gennarxu est passau, nì nieddu nì braxu mi nd’at tocau.
Friaxu, su pilloni prenit su scraxu.
Martzu. Chi bis chi fàciu unda, piga sa scova e munda…
Chi non accarraxu su surcu, strexidindi su bruncu.
Abrili, torrat lèpori a cuili.
Nì Maju sentz”e soli, nì bagadia sentz”e amori.
A Làmpadas chini no podit messai, spigat.
Mes”e Argiolas depidori, Austu pagadori.
Cabudanni. In s’àiri is brebeis, àcua fintzas a is peis.
Mes”e Ladàmini. Po santu Simoni dònnia tapu bàndat a su cuponi.
Donniasantu. Po santu Martinu in dònnia carrada est prontu su binu.
Mes”e Idas. Intr”e dias mannas e festas nodias nci acabant de passai is cidas.
A Sa Noa! – Deus bollat!

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