Il coccodrillo cagliaritano: alla scoperta del Tomistoma del Miocene

coccodrillo cagliaritano

La Notte dei Ricercatori e il coccodrillo cagliaritano

notte europea ricercatori - il coccodrillo cagliaritanoVenerdì 30 settembre 2016 si è svolta la Notte dei Ricercatori dell’Università di Cagliari, un evento pensato per coinvolgere i più giovani e far conoscere loro l’importanza che la ricerca e le scienze svolgono quotidianamente nella nostra vita.

L’evento, che si svolge in tutta Europa, è stato celebrato attraverso una serie di incontri e di seminari. In particolare nella serata di venerdì, dalle ore 17.00 alle ore 23.00, nell’antica e prestigiosa via Università sono stati allestiti i “gazebo della ricerca” dove docenti, ricercatori  e dottorandi hanno proposto laboratori, esperimenti e dimostrazioni ai numerosi visitatori.

Dalle tecnologie ICT applicate all’archeologia alla matematica for everyone, dalle meraviglie della fisica alle curiosità della cultura e della politica cinese, grandi e piccoli curiosi hanno potuto toccare con mano e vedere coi propri occhi cosa significa fare ricerca in ambito accademico.

Tra i vari stand allestiti sotto la torre dell’elefante e di fronte allo storico palazzo dell’Università anche quello dedicato al progetto storico-scientifico e geologico Coccodrilli, squali e tartarughe. Storie di fossili a Cagliari e nell’area urbana, che ha riscosso notevole successo ed è stato oggetto di naturale curiosità per bambini, ragazzi e adulti.

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Coccodrilli, squali e tartarughe. Storie di fossili a Cagliari e nell’area urbana

Il progetto ha come scopo principale quello di far avvicinare i più giovani allo studio della geologia, dei fossili e della storia, attraverso la scoperta e la conoscenza di “squali, coccodrilli, imponenti tartarughe e altri animali” che “in ere lontane, abitavano anche la Sardegna e, in particolare, le coste e gli acquitrini dell’area dove sorge la città di Cagliari”.

coccodrillo-cagliritanoIl progetto storico-scientifico, finanziato dal MIUR e curato dal Dipartimento di Storia, beni culturali e territorio, dal Museo geologico e paleontologico Domenico Lovisato e dalla Sardoa d-library, è in via di realizzazione.

Protagonisti principali sono gli studenti di varie scuole della Sardegna (Liceo Euclide di Cagliari, Liceo Pitagora di Isili e Laconi, il Liceo Asproni di Iglesias e il Liceo scientifico delle Scienze applicate dell’ITI di Tortolì).

Nel gazebo dedicato al progetto di ricerca e di divulgazione è stata allestita anche un’interessante esposizione geologica e paleontologica composta, oltre che da reperti geologici e calchi paleontologici di grande interesse (denti di squali e pesci, Clypeaster, rodoliti, etc.), anche dal modello del Tomistoma caralitanus, il famoso coccodrillo cagliaritano del Miocene custodito presso il Museo Domenico Lovisato di Cagliari.

Il Tomistoma del Miocene: storia della scoperta del coccodrillo cagliaritano

Tutto cominciò nel 1868, quando il gran masso calcareo del colle di Is Mirrionis venne minato per realizzare l’ampliamento dell’odierna Piazza d’Armi. Così il coccodrillo miocenico, che si trovava da tempo immemorabile incastrato nei calcari, ricomparve dal sottosuolo.

Autore della scoperta fu il naturalista Patrizio Gennari che, qualche tempo dopo, inviò i resti del coccodrillo cagliaritano a Bologna al paleontologo Giovanni Capellini che lo analizzò, lo ripulì e lo espose in bella mostra durante il secondo congresso internazionale di geologia, che si svolse nella città emiliana nel settembre del 1881.

“Nella prima vetrina che i visitatori dell’Esposizione incontravano nel vestibolo dell’Istituto geologico – scriveva Giovanni Capellini parlando dell’Esposizione di reperti fossili organizzata in concomitanza  del congresso –  si ammirava la importantissima collezione dei fossili paleozoici della Sardegna… e nel piano inferiore di quella stessa vetrina figuravano alcuni massi di calcare con ossa di coccodrilliano… indicato col nome di Tomistoma Caralitanus”.

Tra i pezzi forti della mostra, realizzata con lo scopo di far conoscere al pubblico e agli scienziati di tutto il mondo il progresso delle ricerche geologiche e paleontologiche nel neonato Stato italiano, c’era quindi il coccodrilliano garialoide proveniente dalla Sardegna.

A proposito del ritrovamento, il Capellini scriveva: “Le ossa furono rotte e in parte stritolate, importanti frammenti perduti forse tra i rottami o negletti dai raccoglitori. Le ossa rimaste per intero protette dalla dura roccia si conservarono benissimo e valsero a ricompensare la lunga fatica che occorse per cavarle fuori…

coccodrillo cagliaritano tomistoma - ritrovamento

Sebbene sia da ritenere che nel Meriones della piazza d’armi di Cagliari vi si trovasse tutto o in gran parte lo scheletro del coccodrillo, pure tutto quanto ho cavato dalle pietre che mi furono inviate si limita, oltre al cranio, ad alcune vertebre e coste cervicali, diverse placche che ho potuto assai ben restaurare, avanzi di vertebre dorsali e lombari ed una caudale”.

Capellini, che era allora direttore dell’Istituto di geologia di Bologna, capì fin da subito l’importanza scientifica del rettile miocenico inviatogli dal Gennari. E infatti, lo scienziato di origine spezzina avrebbe voluto che l’Università di Cagliari cedesse il rettile al nascente museo felsineo.

Tuttavia ottenne solo il permesso di trattenerlo, dopo l’esposizione, per motivi di studio, facendone eseguire un modello assai preciso che ancora oggi fa parte della collezione dei vertebrati fossili del Museo Geologico di Bologna.

Ciò che maggiormente impressiona nell’osservare il rettile sardo è la forma del cranio, che doveva essere lungo circa 80/90 centimetri, e i tanti denti, alcuni dei quali ancora ben conservati, che gli conferiscono la caratteristica “bocca tagliente” che ancora oggi contraddistingue il Tomistoma, coccodrillo tuttora vivente nel Sud Est asiatico.

coccodrillo cagliaritano tomistoma

I resti del coccodrillo cagliaritano furono rispediti nel 1890 al Museo di Geologia e Paleontologia di Cagliari, dove attualmente si trovano, non troppo distanti dall’antico colle coi due monoliti detti Is Mirrionis, dei quali rimane solo il nome che oggi indica la via e il sottostante quartiere.

Per una serie di vicende che gli studiosi stanno ancora ricostruendo, parti del “muso” del coccodrillo cagliaritano andarono irrimediabilmente distrutti e dispersi.



Cagliari e la Sardegna nel Miocene: terra di coccodrilli, squali e tartarughe giganti

Certo che è difficile immaginare come poteva essere quella collina nell’Ottocento. Ma ancora più difficile è capire cosa ci facesse un coccodrillo in quella che oggi è chiamata Piazza d’Armi.

Ad ogni modo, per quanto riguarda la prima curiosità è possibile farsene un’idea sfogliando la parte del Voyage en Sardaigne di Alberto La Marmora dedicata ai dintorni di Cagliari; per la seconda, invece, leggiamo alcuni passi scritti da Domenico Lovisato in occasione di un discorso d’inaugurazione dell’anno accademico.

Scriveva il geologo istriano a proposito del miocene sardo: “All’eruzione andesitica succede un periodo di calma, il mare invade nuovamente l’isola nostra… Avanzandosi sempre più quel mare miocenico va depositando un mantello uniforme di strati da Sud a Nord sui fianchi dei massicci sollevati… In quel mare mettevano sbocco dei fiumi sulle cui sponde vivevano non rari i coccodrilli, i cui resti si appalesano a noi oggi e nelle argille del Fangario e nella pietra cantone di San Michele e nel tramezzario di Piazza d’Armi…

Alla fine dell’Elveziano quel mare è ridotto nel suo dominio da un vero sollevamento delle masse montagnose…  Non tarda però quel mare a prosciugarsi lasciando dei semplici laghi o stagni”. Prova dell’esistenza di questo mare sono anche i pescecani, i sireni, i delfini e le balene, i cui resti fossili vennero ritrovati “nel sistema collinesco di questa pittoresca città”.

Fu così che il miocene sardo, esattamente come aveva detto Capellini, cominciò a offrire ai paleontologi ottocenteschi “un corredo di vertebrati fossili da non temere il confronto con quelli dei più importanti giacimenti d’Europa”.

Molti di questi fossili, alcuni dei quali visibili sulla Sardoa d-Library, sono oggi custoditi presso i locali del Museo che porta il nome di Domenico Lovisato, il geologo sardo d’adozione che attraversò in lungo e in largo l’Isola per raccontare al mondo le vicende geologiche di una terra antichissima.

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