Da Maria Montessori a Bruno Munari: aiutare il bambino a fare da sé

Da Maria Montessori a Bruno Munari: aiutare il bambino a fare da sé

La filosofia pedagogica di Maria Montessori si potrebbe riassumere nella massima “aiutami a fare da me”. Questo, infatti, è il messaggio che ogni bambino rivolge all’adulto (genitore, educatore, etc.) al fine di essere aiutato a sviluppare le proprie competenze in autonomia e indipendenza.

Tale massima filosofica è la stessa che Bruno Munari assunse quale punto di partenza per la progettazione dei suoi laboratori per bambini, che hanno come scopo principale quello di aiutare i bambini a fare da sé, attraverso lo sviluppo delle loro capacità organiche di base (Piaget) e dell’area prossimale (Vygotskij e Bruner).

Bruno Munari tra pedagogia, filosofia educativa e pratiche orientali

Inoltre, riprendendo alcuni fondamentali concetti delle più importanti filosofie  e pratiche orientali, Munari affermava che lo sviluppo delle abilità e delle conoscenze nei bambini dovevano concretizzarsi in azioni e attività sperimentali. Rifacendosi anche all’esperienza delle sorelle Agazzi e alla filosofia educativa di John Dewey, l’artista e designer italiano poneva al centro del suo progetto l’esperienza e la pratica, cui riconosceva il ruolo di strumenti basilari per l’apprendimento.

L’attualità dei laboratori per bambini Munari sta proprio in questa capacità di collegare in maniera creativa le differenti esperienze culturali maturate in vari contesti, umani e formativi, con lo scopo di offrire delle concrete opportunità di sviluppo. In un certo senso, l’approccio di Munari coi bambini è simile a quello dei maestri d’arti marziali giapponesi e dei filosofi taoisti cinesi.

In analogia con questi due paradigmi formativi, infatti, Munari invita gli “allievi” a conoscere le regole dell’arte, poi a sperimentarle secondo l’esempio dei maestri, e quindi ad andare oltre le suddette regole. Il senso più profondo di tale esperienza è che i bambini non devono rimanere schiacciati dalla “grandezza” degli adulti, ma devono imparare a trovare nuove connessioni e soluzioni indipendenti.

Da Maria Montessori a Bruno Munari: aiutare il bambino a fare da sé

Per tali ragioni, la conoscenza non dev’essere intesa come qualcosa di statico che il bambino assimila in maniera passiva, ma piuttosto come qualcosa di dinamico, che i piccoli devono sapersi costruire attraverso la sperimentazione, la pratica e la creatività. In questo senso, l’adulto non si deve sovrapporre al bambino ma aiutarlo a sviluppare il suo stile cognitivo ed esperienziale attraverso il gioco, l’esplorazione e l’azione.

Solo in questo modo i bambini possono imparare a stimolare la loro fantasia, la loro immaginazione e la loro creatività.

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