Documenti in lingua sarda. Nel Medioevo le prime testimonianze della scrittura in sardo

Documenti in sardo del Medioevo

Forse non tutti lo sanno, ma i documenti in sardo più antichi risalgono al Medioevo. Fu proprio durante quest’epoca storica, infatti, che si affermò l’utilizzo della lingua sarda scritta quale strumento di comunicazione nel contesto politico, sociale e religioso dell’Isola.

In particolare, durante il periodo medievale, il sardo venne impiegato come lingua ufficiale per:

  • la redazione di documenti pubblici e scritture private dalle corti e dalle cancellerie reali o giudicali;
  • la stesura di leggi, norme e statuti rivolti a sudditi e cittadini da entità statuali e amministrative;
  • la creazione di archivi e “codici” in ambienti monastici e religiosi.

I primi documenti in sardo

Le prime testimonianze della lingua sarda in forma scritta risalgono all’incirca all’anno Mille. Nello specifico, secondo la maggior parte degli esperti, il primo documento scritto in sardo (ad oggi conosciuto) è una pergamena o “Carta Bullata” (nota come Carta volgare dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari n. 1) composta tra il 1066 e il 1074 dalla Cancelleria del Giudicato di Cagliari. Redatta durante il regno di Torchitorio de Lacon-Gunale, venne scritta nella variante campidanese della lingua sarda.

I documenti in sardo con caratteri greci

Molto interessanti sono anche alcuni documenti scritti in sardo campidanese ma con i caratteri dell’alfabeto greco invece di quello latino (o meglio sarebbe dire “carolino”). La carta più celebre è probabilmente la cosiddetta Carta sarda in caratteri greci di Marsiglia (perché conservata presso l’Archivio Dipartimentale di Marsiglia). Redatta tra il 1081 e il 1089, registra una donazione concessa dal giudice di Cagliari Costantino Salusio al celebre monastero di San Saturnino.

Ma non è tutto. Nel 2006, presso l’Archivio capitolare di Pisa, venne alla luce un’altra pergamena redatta in sardo con caratteri greci, riconducibile allo stesso periodo di quella appena descritta. Si tratta, per la precisione, di un documento che registra alcuni commerci svolti nel Giudicato di Cagliari durante il regno del giudice Torchitorio de Gunale.

Senza entrare nel merito della discussione filologica, ci sembra importante sottolineare come, già intorno all’anno Mille, nelle cancellerie dei giudici (veri e propri sovrani medievali) si scrivesse in sardo. Tale fenomeno – sostengono alcuni studiosi – dimostra che il volgare sardo veniva considerato un idioma di prestigio tanto da poter essere utilizzato nei documenti ufficiali.

Il Privilegio logudorese

A partire dall’anno Mille, quindi, il sardo sta già diventando la lingua scritta standard delle cancellerie giudicali, non solo nel giudicato di Cagliari, ma anche negli altri tre regni sardi. Non a caso, relativi a questo stesso periodo, sono anche i primi documenti ufficiali prodotti nel Giudicato di Torres e scritti nella variante logudorese della lingua sarda.

Tra questi c’è il famoso Privilegio logudorese (noto anche come Carta consolare pisana) emesso da Mariano di Torres a favore dei pisani e composto (secondo alcuni storici e filologi, anche se non tutti sono d’accordo) tra il 1080 e il 1085. Si tratta comunque di un documento storico di grande importanza, che inizia con queste parole:

Ego iudice Mariano de Lacon fazo ista carta ad onore de omnes homines de Pisas pro xu toloneu ci mi pecterunt…

Ma oltre ai citati documenti prodotti nei giudicati di Cagliari e di Torres, altre carte di carattere amministrativo e burocratico vennero redatte, sempre in lingua sarda, anche dalle cancellerie degli altri due regni indipendenti in cui era suddivisa l’isola all’epoca: il giudicato di Gallura e quello di Arborea.

Documenti sardi giudicali

Tra i documenti in sardo d’epoca giudicale già studiati e quindi maggiormente conosciuti, ricordiamo in ordine cronologico anche:

  • Carta di Torbeno Giudice d’Arborea del 1102 (nota anche come Prima carta arborense di Genova);
  • Carta di donazione di Costantino de Carbia e Giorgia de zZori a Montecassino del 1082-1112 (Giudicato di Torres);
  • Carta di donazione di Comita de Azzen e Muscunione de zZori a Montecassino del 1113 (Giudicato di Torres);
  • Carta di Orzocco Giudice d’Arborea del 1112-1120 (nota anche come Seconda carta arborense di Genova);
  • Carta di donazione di Gonario de Laccon ed Elene de Thori a Montecassino del 1120 (Giudicato di Torres);
  • Carta di donazione di Furatu de Gitil e Susanna de zZori a Montecassino del 1120 circa (Giudicato di Torres);
  • Carta dell’abate Benedetto del 1134 circa (Giudicato di Torres);
  • Carta di donazione di Costantino de Athen a Montecassino del 1136 (Giudicato di Torres);
  • Carta volgare dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari n. 7 del 1140-1145 (Giudicato di Cagliari);
  • Carta di conferma e di concessione di Gonario de Laccon del 1153 (Giudicato di Torres);
  • Carta di revoca tributaria a favore di Montecassino del 1170 (Giudicato di Torres);
  • Carta gallurese del 1173 (Giudicato di Gallura);
  • Carta di Barisone d’Arborea in favore di Montecassino del 1182-1183;
  • Carte volgari dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari n. 9 e n. 10 del 1190-1200 (Giudicato di Cagliari);
  • Seconda carta sarda di Marsiglia del 1190-1206 (Giudicato di Cagliari);
  • Trattato di pace del 1206 (Giudicato di Cagliari);
  • Carta di donazione di Guglielmo-Salusio del 1211 (Giudicato di Cagliari);
  • Carte volgari dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari dalla n. 11 alla n. 21 del periodo compreso tra il 1215 e il 1226 (Giudicato di Cagliari);
  • Carta di Benedetta de Lacon del 1225 (Giudicato di Cagliari).

La Carta de Logu e gli Statuti di Sassari e di Castelsardo

Come già accennato, nel Medioevo il sardo è ormai una lingua prestigiosa e importante, tanto che viene utilizzato in vari contesti amministrativi e legislativi. E infatti, il corpus documentale più conosciuto del periodo medievale è la Carta de Logu del Regno di Arborea, il codice legislativo emanato dal giudice Mariano IV…

… per conservari sa justicia dessu populu dessa terra nostra e dessu regnu d’Arbaree.

Riedita e aggiornata tra il 1385 e il 1395 dalla figlia di Mariano, la famosa regina o giudicessa Eleonora d’Arborea, la Carta de Logu regolamentò la vita dei sardi e della Sardegna sino al 1827.

Tuttavia, di notevole rilevanza sono anche gli Statuti sassaresi (ovvero l’insieme di norme utilizzate nel libero comune di Sassari, trascritte anche in lingua sarda logudorese nel 1316) e gli Statuti di Castelsardo (o sarebbe meglio chiamarli Statuti di Castelgenovese, antico nome dell’attuale Castelsardo, del periodo compreso tra il 1334 e il 1336).

I Condaghes o Condaxis

Un’altra importante testimonianza dell’utilizzo del sardo scritto già in epoca premoderna è rappresentata dagli archivi documentali e dai registri medievali conosciuti generalmente come Condaghes o Condaxis. Si tratta di una serie di documenti, per lungo tempo custoditi in monasteri, chiese e archivi sardi, nei quali venivano registrati gli acquisti, le donazioni e tutte le altre transazioni di queste istituzioni.

Per la precisione, i Condaghes sono veri e propri registri patrimoniali manoscritti. Il loro nome deriva dal greco bizantino Comtakion. Infatti, originariamente erano formati da singole schede cucite e arrotolate intorno a un bastone di legno, il Comtakion appunto. In epoca medioevale la struttura “a rotolo” viene sostituita con quella a libro.

I Condaghes più antichi risalgono ai secoli XI e XII. Tra i vari Condaghes e registri archivistici religiosi, ricordiamo:

  • Condaghe di Barisone II (noto anche come Condaghe di San Leonardo di Bosove)
  • Condaghe di San Pietro di Silki
  • Condaghe di San Nicola di Trullas
  • Condaghe di San Gavino
  • Condaghe di Santa Maria di Bonarcado
  • Condaghe di San Michele di Salvennor
  • Condaxi Cabrevadu
  • Registro di San Pietro di Sorres

Inoltre, i Condaghes rappresentano la prima forma di narrativa sarda medievale scritta e quindi devono essere considerati anche come importanti testimonianze della letteratura sarda medievale.

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Letteratura sarda medievale: creatività narrativa tra cronache e leggende

Documenti in sardo – Per saperne di più

Eduardo Blasco Ferrer – Crestomazia sarda dei primi secoli

Giovanni Lupinu – Scritti di linguistica e filologia del sardo medievale

Arrigo Solmi – Studi storici sulle istituzioni della Sardegna nel Medio Evo

G. Strinna e A. Soddu (a cura di), Il condaghe di San Pietro di Silki

Mauro Maxia – Il Condaghe di San Michele di Salvennor

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