L’importanza dell’educazione emotiva sin dai primi anni di vita

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L’importanza dell’educazione emotiva sin dai primi anni di vita

Da persona adulta, quale sono, spesso mi sono domandata quante volte io e i miei genitori ci siamo raccontati per le persone che siamo e quante volte ci siamo detti un semplice: “Ti voglio bene”.

Con sorpresa mi sono resa conto che, grazie ai percorsi personali che ciascuno  di noi ha fatto, siamo riusciti a raccontarci dei bei pezzi delle persone che siamo state e di quelle che siamo diventate, ma che in 36 anni   l’espressione dell’affetto è avvenuta coi gesti, col non verbale.

Chissà quante volte quel “ti voglio bene” è rimasto lì, bloccato in gola, strozzato, altre volte sulla punta della lingua, dove poi è rimasto.

Mi sono venuti in mente momenti di rabbia, nei quali personalmente non sono riuscita ad esprimere ciò che pensavo e sentivo per poi star male, trovarmi ancora con quell’odiato dolore allo stomaco.

Al contrario, ci sono persone che invece fanno esplodere la rabbia in maniera inadeguata, spropositata; entrambe le modalità, silenzio o urla, ci portano a stati di frustrazione.

E la paura? Tirarla fuori significa anche rendersi vulnerabili agli occhi di qualcuno ed a volte ci si protegge anche da chi non ha nessuna intenzione di farci del male, solo perché siamo abituati a “tenere alta la guardia”.

L’entusiasmo, la gratitudine, la gioia, riusciamo a goderle a pieno o abbiamo paura di non meritare tali sensazioni e ci proteggiamo stemperando la loro intensità?

Qualsiasi tipo di emozione, se repressa, o mal espressa non è fonte di benessere o felicità nelle nostre giornate. A volte ci portano a provare risentimento, altre a provare rimpianti, ma cosa fare per imparare ad esprimere sentimenti ed emozioni? Soprattutto, sarà un bene alfabetizzare emotivamente i nostri piccoli? Saranno pronti?

Personalmente, credo che non sia mai troppo tardi per imparare ad avere consapevolezza di ciò che si prova e imparare ad esprimerlo. E’ tutta questione di “allenamento”, un po’ come si fa col proprio corpo quando si fa attività fisica.

La prima fase è sempre dettata da un “accorgersi” di ciò che si prova, che non sempre è così immediato perché potrebbe insorgere qualche meccanismo di difesa, gestalticamente parlando, a desensibilizzarci o che potrebbe portarci a deflettere per evitare di vivere a pieno; la parte dell’espressione è spesso ostica, a volte per orgoglio, altre per “mancanza di allenamento”.

Iniziare con l’alfabetizzazione emotiva sin dall’infanzia, secondo me, è di primaria importanza.

Attraverso il lavoro che svolgo quotidianamente a scuola, posso osservare come anche i più piccoli, dopo alcuni esercizi sulle emozioni, riescano ad esprimere già quelle principali: paura, gioia, rabbia, tristezza, disgusto; quindi impostando questo tipo di lavoro sotto forma di gioco, è possibile migliorare la qualità della vita emotiva sin dalla più tenera età.

Elisa Manca
Insegnante e Counselor gestaltica a mediazione artistica
Sito web – Counselisa.it – Elisa Manca

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