Fiabe e leggende sarde di Grazia Deledda: un libro straordinario

Fiabe e leggende sarde di Grazia Deledda

Fiabe e leggende sarde di Grazia Deledda è una raccolta di “leggende che si incrociano e si confondono con le fiabe” dove il “verosimile” si mischia col “fantastico”. Si tratta di un libro fondamentale per conoscere le fiabe e le leggende tradizionali della Sardegna.

Il libro si suddivide in quattro parti, perché raccoglie le pubblicazioni di Grazia Deledda dedicate alle leggende sarde nonché alle fiabe e alle novelle popolari:

  • Leggende sarde;
  • Leggende nostrane;
  • Altre fiabe e leggende;
  • Janas, Panas e la leggenda del muflone.

ed è preceduto da una bellissima introduzione scritta da Grazia Deledda dedicata alle fiabe e alle leggende sarde:

Contos de fuchile (racconti da focolare), con questo dolce nome che rievoca tutta la tiepida serenità delle lunghe serate famigliari passate accanto al paterno camino, da noi vengono chiamate le fiabe, le leggende e tutte le narrazioni favolose e meravigliose, smarrite nella nebbia di epoche diverse dalla nostra.

Grazia Deledda – Fiabe e leggende sarde

Leggende sarde di Grazia Deledda

La prima parte di Fiabe e leggende sarde è composta da otto leggende sarde che vennero pubblicate proprio col titolo Leggende sarde nelle pagine della prestigiosa rivista romana “Natura ed Arte” nel 1894.

Sas nurras e il diavolo cervo

La prima leggenda ha come sfondo le candide e “misteriose” montagne di Oliena, paese poco distante da Nuoro, e le sue nurras, cioè le profonde cavità calcaree dove, secondo le credenze popolari, dimoravano creature malefiche o, addirittura, il diavolo.

Nei monti di Oliena, nei contrafforti calcarei dai picchi acuti di un azzurro latteo che si confonde col cielo, esistono grandi crepacci – ricordi di antichissime convulsioni vulcaniche – di alcuni dei quali non si distingue il fondo. Vengono chiamati sas nurras, e volgarmente si crede che sieno misteriose comunicazioni dell’inferno col mondo.

Di là escono i diavoli per scorrazzare sulle bianche montagne in cerca di anime e di avventure.

Grazia Deledda – Sas nurras e il diavolo cervo

Leggende di Aggius in Gallura

Anche la seconda storia – omaggio dichiarato al maestro Enrico Costa, autore de Il muto di Gallura – ha come sfondo le montagne sarde. Ma non quelle del nuorese, bensì quelle di Aggius, in Gallura, “bizzarra regione montuosa al nord dell’isola, che ha, nel paesaggio e nella natura dei nativi, molta rassomiglianza con la vicina Corsica”.

Ancora una volta protagonista è il diavolo, responsabile, secondo le antiche credenze, di seminare la disamistade tra le famiglie galluresi, impedendo il naturale sviluppo di sentimenti quali l’amicizia e l’amore.

Al finire del secolo XVII c’erano in Aggius – piccolo villaggio della Gallura – due ragazzi, figli di due famiglie nemiche, che, come accade sovente in Sardegna, ed anche altrove, facevano all’amore.

Grazia Deledda – Leggende di Aggius in Gallura

Le leggende su Castel Doria

Amore e magia sono gli ingredienti salienti della terza narrazione, sospesa tra fiaba e leggenda. La storia si svolge sulla riva del fiume Coghinas, nei pressi dell’odierna Viddalba, dove ancora oggi, tra le rosse montagne di granito, è visibile il misterioso Castello dei Doria.

Protagonisti della storia sono Andrea Doria, eroe realmente vissuto nel Cinquecento, e una donna di lui innamorata che, a causa di un rifiuto amoroso, si fece trasformare in una Coga, cioè in una maga o strega malefica.

Tra gli elementi che rendono interessante questa leggenda c’è anche quello del magico tesoro nascosto (chiamato aschisòrgiu o scusòrgiu in sardo) e quella dei cavalli verdi: elementi comuni a molte leggende e fiabe di tutta la Sardegna.

Interessanti sono le leggende intorno a Castel Doria; e specialmente quella dell’ultimo principe. Pare che questo misterioso maniero sia stato edificato dai Doria verso il 1102, quando cioè i Genovesi fortificarono tutti i loro possedimenti al nord dell’isola, e specialmente l’attuale Castel Sardo.

Grazia Deledda – Le leggende su Castel Doria

La leggenda del Castello di Galtellì

Su scusòrgiu, il leggendario tesoro nascosto, è presente anche nei due racconti successivi che si svolgono intorno al Castello di Galtellì. Ma queste due leggende, dedicate al fantasma del Barone e al suo celebre nipote, contengono un altro tema tradizionale molto diffuso nei racconti popolari sardi: quello delle portentose maledizioni e scomuniche, capaci di condannare gli spiriti dei orti a vagare nel mondo dei viventi.

Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì. Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero.

Grazia Deledda – La leggenda del Castello di Galtellì

La leggenda di Nostra Signora di Gonare

Di carattere religioso è invece la leggenda dell’edificazione del suggestivo santuario di Nostra Signora di Gonare, che ancora oggi si trova in cima ad un monte posto tra i villaggi di Orani e Sarule. La storia è interessante anche perché contiene alcune informazioni su un antico rimedio sardo contro i dolori alle spalle e contro la febbre.

I santi, Nostra Signora e Gesù stesso in persona pigliano spesso viva partecipazione in molte leggende sarde. Non c’è Madonna che non abbia la sua storia, e quasi tutte le chiese, specialmente le chiesette di campagna, le piccole chiese brune perdute nelle pianure desolate o nei monti solitari, e che hanno l’impronta delle costruzioni pisane o andaluse, sono circondate da una tradizione semplice o leggendaria.

Grazia Deledda – La leggenda di Nostra Signora di Gonare

San Pietro di Sorres

Sempre relativa all’edificazione di un santuario è la leggenda che illustra i motivi che portarono alla costruzione della cattedrale di San Pietro di Sorres, uno dei massimi monumenti dell’architettura medievale sarda, che si trova nel territorio di Borutta. Si tratta di una storia che la Deledda riprese da Pompeo Calvia, intellettuale e poeta sassarese di grande prestigio.

La dolce e misteriosa leggenda narra che viveva anticamente, forse verso il mille, un giovine mastro di Sorres, artista, poeta gentile.

Grazia Deledda – San Pietro di Sorres

La maledizione dei monaci e Lo spirito di Madama Galdona

Questa prima parte dedicata alle leggende sarde si conclude con due brevi leggende che hanno come tema principale quello della scomunica e della maledizione, raccolte in Barbagia e nel sassarese.

In un villaggio del circondario di Nuoro c’era un ricco monastero i cui frati spadroneggiavano non solo sulle loro proprietà e sui loro sottoposti, ma in tutte le terre e gli abitanti vicini. Perciò erano sommamente malvisti, e già, segretamente, gli abitanti del villaggio avevano inviato molte suppliche al Santo Padre perché mettesse un freno alle angherie loro.

Grazia Deledda – La maledizione dei monaci

Leggende nostrane in Vita Sarda

La seconda parte di Fiabe e leggende sarde contiene le Leggende nostrane pubblicate per la prima volta da Grazia Deledda tra le pagine della rivista “Vita sarda” nel 1893. Nello specifico, si tratta di un “reportage” in cui la Deledda racconta due celebri leggende sarde.

La fiaba dei tre fratelli e delle tre janas

La prima è una storia che narra le vicende fiabesche di tre fratelli ed era diffusa nel villaggio di Nurri, nel sud della Sardegna.

«Siamo tre fratelli orfani», risposero essi con buona grazia, «e lavoriamo per vivere. Siamo tanto poveri che se sapessimo come migliorare la nostra condizione davvero che lo faremmo volentieri.»

Le tre donne che erano tre streghe, orgianas [janas] o meglio tre fate, si consultarono con lo sguardo, prima; poi parvero combinare qualcosa fra loro, con uno strano linguaggio che sembrava piuttosto un miagolio.

Grazia Deledda – La fiaba dei tre fratelli e delle tre janas

La leggenda di Monte Bardia

La seconda è invece dedicata al Monte Bardia. Si tratta di un’antica leggenda medievale, risalente al IX secolo circa, ancora oggi molto diffusa nel territorio di Dorgali.

Dopo l’insurrezione dei sardi contro la dominazione bizantina, fuggiti i fiacchi Greci da Cagliari, l’isola si resse da sé per qualche tempo, governata dal famoso re Gialeto, ch’era già stato capo dei rivoluzionari. Ma venne tosto infestata dai Saraceni, che la sbranarono con ogni sorta di scorrerie, di espilazioni, di saccheggi e di rovine.

Le coste dell’isola erano costantemente piene di pirati e di guerrieri saraceni, e i villaggi marittimi erano quelli che più certamente ne soffrivano.

Grazia Deledda – La leggenda di Monte Bardia

Le due storie sono precedute da un prologo molto interessante che contiene la teoria deleddiana sull’origine e le caratteristiche delle leggende sarde nonché sul carattere e sull’identità dei protagonisti:

sono personaggi storici che si mescolano coi diavoli, con le fate, con le streghe e le janas;

sono i giganti, da cui il popolo sardo crede fossero abitati i nuraghes…

Grazia Deledda – Fiabe e leggende sarde

Altre fiabe e leggende sarde di Grazia Deledda

La terza parte di Fiabe e leggende sarde contiene tre racconti pubblicati da Grazia Deledda in “Roma Letteraria”, nella “Rivista ligure” di Genova e per la casa editrice Sandron di Palermo, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del
Novecento.

La storia di don Juanne e Mariedda

La prima ha come tema principale la fondazione di una chiesa e fu scritta nel 1899 come fiaba per l’infanzia. Si tratta di una novella popolare molto diffusa in Sardegna. La variante proposta dalla Deledda è quella “medievale” che si svolge a Oristano e che vede tra i protagonisti il brutto e demoniaco Juanne Perrez e la buona e bella Maria, sua nipote.

Oggi, miei piccoli amici, voglio raccontarvi una storia che vi commuoverà moltissimo, e che, se non vi commuoverà, non sarà certamente per colpa mia o delle cose che vi narro, ma perché avete il cuore di pietra.

C’era dunque una volta, in un villaggio della Sardegna per il quale voi non siete passati e forse non passerete mai, un uomo cattivo, che non credeva in Dio e non dava mai elemosina ai poveri.

Grazia Deledda – La storia di don Juanne e Mariedda

La leggenda della nascita de is launeddas

La seconda è una “vecchia leggenda musicale” dedicata alla mitica nascita dello strumento musicale sardo più antico: is launeddas (o leoneddas come le chiama la Deledda).

Poco distante dalla riva del mare un antico pastore pascolava le sue gregge.

Era in un tempo lontanissimo, in una primavera quasi preistorica; ma il paesaggio era quale ancora si ammira adesso, una fresca pianura verde, chiusa da montagne quasi nere sul cielo d’un azzurro chiaro, e lambita dal mare; la capanna del pastore era eguale alle odierne capanne dei pastori sardi; e lo stesso era il pastore, vecchio ma ancora possente, coi lunghi capelli e la lunga barba gialla, gli occhi neri circondati di rughe, e vestito di rozzi pannilani e di pelli.

Grazia Deledda – La leggenda della nascita de is launeddas

Le uova di zia Birora

La terza è una bellissima storia che ha come protagonisti una vecchia di Orotelli e un leggendario bandito sardo, vero uomo d’onore.

La mercantessa d’uova, zia Biròra Portale, viaggiava recando un cesto d’uova da Orotelli a Nuoro.

Era una notte d’agosto, pura e luminosa come una perla.

Grazia Deledda – Le uova di zia Birora

Janas, Panas e la leggenda del muflone

La quarta parte di Fiabe e leggende sarde contiene la novella L’anellino d’argento (del 1930), dove appaiono le Janas e le loro famose domus scavate nella pietra.

In Sardegna esistono ancora le case delle fate. Solo che queste fate erano piccolissime; piccole come bambine di due anni, e non sempre buone, anzi spesso cattive: in dialetto si chiamavano Janas e ancora è in uso una maledizione contro chi può averci fatto qualche dispetto: – Mala Jana ti jucat – mala fata ti porti; vale a dire, ti perseguiti.

Grazia Deledda – L’anellino d’argento

Questa novella è seguita da due brani tratti dai romanzi Canne al vento (pubblicato a puntate nel 1913) e Cosima quasi Grazia (pubblicato postumo nel 1936).

Il primo brano racconta delle paure di Efix per gli spiriti e le creature soprannaturali della tradizione sarda, come ad esempio le Panas, le anime delle donne morte di parto, ma non solo:

Efix sentiva il rumore che le panas (donne morte di parto) facevano nel lavar i loro panni giù al fiume, battendoli con uno stinco di morto, e credeva di intraveder l’ammattadore, folletto con sette berretti entro i quali conserva un tesoro, balzar di qua e di là sotto il bosco di mandorli, inseguito dai vampiri con la coda di acciaio.

Grazia Deledda – Fiabe e leggende sarde

Il secondo brano, invece, riporta una celebre e popolare leggenda sarda che ha come protagonista un misterioso muflone:

Fu, quello, un inverno lungo e crudelissimo, quale mai non s’era conosciuto. Prima venne una gran neve che seppellì i monti e i paesi; davanti alla nostra casa si alzò, in una notte, oltre un metro, e si dovette praticare una scia, in mezzo, per poter passare senza affondarsi.

Grazia Deledda – Fiabe e leggende sarde

Fiabe e leggende sarde di Grazia Deledda: un libro straordinario

 

In Fiabe e leggende sarde di Grazia Deledda è possibile scoprire la Sardegna mitica e immaginifica, ovvero quella “terra per sé stessa leggendaria e misteriosa”, dove “ogni chiesa campestre, ogni rovina di castello o di chiostro, ogni villaggio, ogni cussorgia, ogni grotta, ogni dirupo, ogni montagna, ogni landa ha la sua leggenda”.

Leggere questo bellissimo libro, significa addentrarsi nel “mistero” e nel “silenzio finale, grave di cose davvero grandiose e terribili”, dove regnano “il mito di una giustizia sovrannaturale, l’eterna storia dell’errore, del castigo, del dolore umano”.

Fiabe e leggende sarde di Grazia Deledda

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