Gennaio in Sardegna: proverbi, filastrocche, feste e leggende

montanaru desulo gennaio in sardegna

Gennaio in Sardegna – Gennaio in Lingua Sarda

Gennaio è il primo mese del calendario ed è il mese che inaugura di fatto la stagione invernale. In lingua sarda il mese di gennaio è chiamato, a seconda della variante locale, Gennàrgiu, Gennarxu, Bennalzu, Bennarzu, Ennalzu. Secondo alcuni linguisti, tale denominazione deriverebbe dal nome dal mese latino Januarius o Giano.

Gennaio in Sardegna – Proverbi, modi di dire e filastrocche

Gennaio è presente in numerose filastrocche e in vari proverbi e modi di dire in lingua sarda. Tra le formule linguistiche più caratteristiche dedicate al mese invernale c’è questa filastrocca:

Dae innoghe a Bennarzu, né anzone né arzu;
dae Bennarzu in cudda ia, fritu, fàmene e carestia.

Traduzione: da qui a gennaio, né agnello (morirà) né ghiaccio (ci sarà); da gennaio in quella via (in poi), freddo, fame e carestia. Questo modo di dire fa parte inoltre di una filastrocca molto conosciuta, che viene recitata dai pastori del centro-nord Sardegna e dimostra, tra l’altro, come il mese di gennaio, specialmente la parte finale, sia molto temuta in quanto reputata davvero pericolosa per gli animali al pascolo.

(Narat su pastore)
Bessidu chi est Bennarzu, né anzone né arzu,
né arzu né anzone, manc’unu topigone.
(Tando narat Bennarzu a Frearzu)
Prestamì duas dies, chi ti las ap’a torrare, cando des benner innanti.

Gennaio è alla fine. Il pastore è soddisfatto perché il tanto temuto mese invernale non è stato poi così freddo, non gli ha ucciso alcun agnello e, in pratica, non l’ha azzoppato. Ma gennaio, che ha sentito le parole del pastore, allora chiede a febbraio di prestargli due giorni. in questo modo, grazie ai due giorni in più riesce a fare un gran freddo e a vendicarsi del pastore. Ed è inoltre spiegato perché Febbraio ha due giorni in meno rispetto agli altri mesi.

Fiabe e leggende sarde Grazia Deledda - pipius in Gennaio in Sardegna

Gennaio in Sardegna – Ricorrenze, poesie e letteratura

Il 14 gennaio del 1872 nasceva a Tonara Peppino Mereu, uno dei più amati poeti sardi, autore di componimenti immortali quali Nanneddu meu, De una losa ismentigada, Tonara e tanti altri ancora. Trasformate in canzoni interpretate dai più importanti cantautori sardi, queste poesie fanno parte della nostra identità culturale.

A proposito del freddo gennaio, nella bellissima poesia Tonara, Peppino Mereu cantava:

Cando frittu bennalzu
ti mudat de sa sua biancura,
t’iscaldit su telalzu
tessinde s’onorada filadura,
mentres su ’ervegalzu
t’approntat lana noa in pianura.
De cuss’onesta lana
nd’attestant sas calcheras de Tiana…

Gennaio e l’inverno, infatti, vennero spesso utilizzati nei componimenti poetici sardi per rappresentare la vecchiaia ossia l’ultima stagione della vita e l’approssimarsi della morte, prima della rinascita simbolicamente e metaforicamente giocata dalla primavera. Si veda, ad esempio, la bellissima canzone Ierru (inverno in Lingua Sarda) di Antioco Casula Montanaru di Desulo che fa parte della raccolta Boghes de Barbagia:

Carrigu de nieddas temporadas
Benit s’ierru, bezzu, tristu e canu,
E senz’ervas est tristu su pianu,
E sas forestas pàrene brugiadas…

Gennaio in Sardegna – Feste e leggende

L’Epifania del 6 gennaio in Sardegna è tradizionalmente dedicata alla festa dei Re Magi e in Lingua Sarda viene indicata coi termini Pasca de is Tres Reis e Pasca de sos Tre Res, giornata in cui i bambini ricevono gli ultimi regali delle feste, prima di rientrare a scuola.

Ma Gennaio in Sardegna rappresenta anche l’inizio del carnevale sardo. Infatti, è proprio il 16 gennaio, vigilia della festa di Sant’Antonio Abate, chiamato in sardo Sant’Antoni de su fogu (il leggendario Prometeo sardo), che comincia su Carrasciali o Carrasegare con l’accensione dei grandi fuochi e la prima uscita delle maschere tradizionali.

Oltre a quelli in onore di Sant’Antonio, in molti centri della Sardegna centro-meridionale, a partire dal19 gennaio, si accendono i fuochi in onore di San Sebastiano. Tale falò in sardo viene chiamato Su fogadoni o su fogaroni de Santu Srebestianu

Legata a questi riti agropastorali di antichissima memoria è anche il noto proverbio che recita
Dae sa die de Sant’Antoni intrat su titone sut”e terra (Dal giorno di Sant’Antonio entra il tizzone sotto terra)
che significa in pratica come i carboni e i resti dei fuochi possano di nuovo essere gettati nei terreni al fine di concimarli e quindi, in maniera più ampia, le giornate comincino ad allungarsi.

Gennaio in Sardegna – La leggenda delle rose di San Michele

Per concludere, riportiamo la famosa leggenda delle rose di San Michele di Bitti, molto conosciuta nel centro dell’Isola:

In una fredda mattina di gennaio, a una ragazza che andava in campagna, apparve una figura celestiale che le disse di proseguire il cammino, finché non avesse trovato delle rose, di raccoglierle e di riferire in paese che in quel punto preciso si doveva innalzare una chiesa a San Michele. Il miracolo avvenne, la chiesa fu costruita e in questa andò a collocarsi una statua di San Michele che si trovava a Lodè; i lodeini accorsero e si ripresero l’immagine, credendo che fosse stata rubata, ma il simulacro tornò nel nuovo santuario e lì fu lasciato, in mezzo ai rosai che fiorirono nel territorio circostante in ogni stagione.

Per saperne di più: Gino Bottiglioni, Leggende e tradizioni di Sardegna.

Credits photo: Desulo da attestato Premio Montanaru

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