Gennaio in Sardegna: proverbi, filastrocche, feste e leggende

montanaru desulo gennaio in sardegna

Gennaio in Sardegna è il mese che inaugura di fatto la stagione invernale.

Gennaio in sardo: come si dice?

A seconda della variante locale, gennaio in sardo si dice: Gennàrgiu, Gennarxu, Bennalzu, Bennarzu, Ennalzu. Secondo alcuni linguisti, tale denominazione deriverebbe dal nome dal mese latino Januarius o Giano.

Gennaio in Sardegna – Proverbi, modi di dire e filastrocche

Secondo un’antica e diffusa credenza popolare, i primi dodici giorni di gennaio rappresentano i 12 mesi dell’anno nuovo. Pertanto, questi primi dodici giorni fungono da previsioni sull’andamento del tempo per tutto l’anno. Quindi: il primo gennaio rappresenta il mese di gennaio, il 2 gennaio è febbraio, il 3 gennaio è marzo, etc.

Anche la notte di Capodanno, d’altronde, è considerata molto importante per poter predire il futuro e comprendere cosa ci attenderà nell’anno nuovo, così come raccontato ad esempio da Grazia Deledda nei suo libri.

Dae innoghe a Bennarzu: la filastrocca sarda di gennaio

Gennaio è presente in numerose filastrocche e in vari proverbi e modi di dire in lingua sarda. 

Uno dei proverbi sardi più conosciuti dedicati al mese di gennaio è il seguente:

Dae innoghe a Bennarzu, né anzone né arzu;
dae Bennarzu in cudda ia, fritu, fàmene e carestia.

Traduzione: da qui a gennaio, né agnello (morirà) né ghiaccio (ci sarà); da gennaio in quella via (in poi), freddo, fame e carestia.

Il significato di questo proverbio lo ritroviamo anche nei versi di una filastrocca molto famosa, che viene recitata dai pastori del centro-nord Sardegna. Infatti, il mese di gennaio (specialmente la parte finale) è molto temuto dagli allevatori perché si tratta di un periodo dell’anno che può essere molto pericoloso per gli animali al pascolo.

Inoltre, questa filastrocca “spiega” anche il motivo per cui febbraio ha due giorni in meno rispetto agli altri mesi.

(Narat su pastore)
Bessidu chi est Bennarzu, né anzone né arzu,
né arzu né anzone, manc’unu topigone.
(Tando narat Bennarzu a Frearzu)
Prestamì duas dies, chi ti las ap’a torrare, cando des benner innanti.

Gennaio è alla fine. Il pastore è soddisfatto perché il tanto temuto mese invernale non è stato poi così freddo, non gli ha ucciso alcun agnello e, in pratica, non l’ha azzoppato. Ma gennaio, che ha sentito le parole del pastore, allora chiede a febbraio di prestargli due giorni. in questo modo, grazie ai due giorni in più riesce a fare un gran freddo e a vendicarsi del pastore.

Proverbi sardo campidanese su gennaio

Un altro proverbio sardo dedicato a gennaio, molto diffuso nella Sardegna meridionale è il seguente:

Gennàrgiu siccu, messaiu riccu.

Gennàrgiu sciutu, messaiu arrutu.

Traduzione: Gennaio secco, contadino ricco. Gennaio bagnato, contadino povero.

Fiabe e leggende sarde Grazia Deledda - pipius in Gennaio in Sardegna

Gennaio in Sardegna – Ricorrenze, poesie e letteratura

Il 14 gennaio del 1872 nasceva a Tonara Peppino Mereu, uno dei più amati poeti sardi, autore di componimenti immortali quali Nanneddu meu, De una losa ismentigada, Tonara e tanti altri ancora. Trasformate in canzoni interpretate dai più importanti cantautori sardi, queste poesie fanno parte della nostra identità culturale.

A proposito del freddo gennaio, nella bellissima poesia Tonara, Peppino Mereu cantava:

Cando frittu bennalzu
ti mudat de sa sua biancura,
t’iscaldit su telalzu
tessinde s’onorada filadura,
mentres su ’ervegalzu
t’approntat lana noa in pianura.
De cuss’onesta lana
nd’attestant sas calcheras de Tiana…

Gennaio e l’inverno, infatti, vennero spesso utilizzati nei componimenti poetici sardi per rappresentare la vecchiaia ossia l’ultima stagione della vita e l’approssimarsi della morte, prima della rinascita simbolicamente e metaforicamente giocata dalla primavera.

Questa metafora è presente anche nella bellissima canzone Ierru (inverno in Lingua Sarda) di Antioco Casula Montanaru di Desulo che fa parte della raccolta Boghes de Barbagia:

Carrigu de nieddas temporadas
Benit s’ierru, bezzu, tristu e canu,
E senz’ervas est tristu su pianu,
E sas forestas pàrene brugiadas…

Gennaio in Sardegna – Feste e leggende

L’Epifania del 6 gennaio in Sardegna è tradizionalmente dedicata alla festa dei Re Magi e in Lingua Sarda viene indicata coi termini Pasca de is Tres Reis e Pasca de sos Tre Res, giornata in cui i bambini ricevono gli ultimi regali delle feste, prima di rientrare a scuola.

Ma Gennaio in Sardegna rappresenta anche l’inizio del carnevale sardo. Infatti, è proprio il 16 gennaio, vigilia della festa di Sant’Antonio Abate, chiamato in sardo Sant’Antoni de su fogu (il leggendario Prometeo sardo), che comincia su Carrasciali o Carrasegare con l’accensione dei grandi fuochi e la prima uscita delle maschere tradizionali.

Oltre a quelli in onore di Sant’Antonio, in molti centri della Sardegna centro-meridionale, a partire dal19 gennaio, si accendono i fuochi in onore di San Sebastiano. Tale falò in sardo viene chiamato Su fogadoni o su fogaroni de Santu Srebestianu

Legata a questi riti agropastorali di antichissima memoria è anche il noto proverbio che recita
Dae sa die de Sant’Antoni intrat su titone sut”e terra (Dal giorno di Sant’Antonio entra il tizzone sotto terra)
che significa in pratica come i carboni e i resti dei fuochi possano di nuovo essere gettati nei terreni al fine di concimarli e quindi, in maniera più ampia, le giornate comincino ad allungarsi.

Gennaio in Sardegna – La leggenda delle rose di San Michele

Per concludere, riportiamo la famosa leggenda delle rose di San Michele di Bitti, molto conosciuta nel centro dell’Isola:

In una fredda mattina di gennaio, a una ragazza che andava in campagna, apparve una figura celestiale che le disse di proseguire il cammino, finché non avesse trovato delle rose, di raccoglierle e di riferire in paese che in quel punto preciso si doveva innalzare una chiesa a San Michele. Il miracolo avvenne, la chiesa fu costruita e in questa andò a collocarsi una statua di San Michele che si trovava a Lodè; i lodeini accorsero e si ripresero l’immagine, credendo che fosse stata rubata, ma il simulacro tornò nel nuovo santuario e lì fu lasciato, in mezzo ai rosai che fiorirono nel territorio circostante in ogni stagione.

Per saperne di più: Gino Bottiglioni, Leggende e tradizioni di Sardegna.

Credits photo: Desulo da attestato Premio Montanaru

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