Grazia Deledda spiegata ai ragazzi ma soprattutto alle ragazze

Grazia Deledda è stata una ragazza rivoluzionaria. Lo sapevi? Magari oggi, guardando le sue foto in bianco e nero, dove appare austera, in posa e ben vestita, non sembrerebbe. Eppure è così: perché l’abito non fa il monaco.

L’importante nella vita non è apparire, ma essere. E Grazia Deledda ha fatto di tutto per essere sé stessa e diventare quello che sin da bambina aveva sempre sognato: una donna, scrittrice, libera e indipendente.

Cosa ha fatto Grazia Deledda?

Cerchiamo di capire cosa ha fatto Grazia Deledda e perché merita di essere conosciuta e apprezzata dai ragazzi e in particolare dalle ragazze.

Innanzitutto, Grazia Deledda è una delle figure culturali e artistiche più importanti nella storia della letteratura, non solo italiana, ma mondiale.

Non a caso, è stata la prima donna in Italia a ricevere il Premio Nobel. Insomma, la Marie Curie della letteratura. E già questo dovrebbe bastare per prenderla come esempio.

Senza considerare il fatto che l’italiano non fu la sua lingua materna. Lo imparò da bambina, a scuola, che frequentò sino alla quarta elementare. In casa, sardo parlavano. E anche questo è quantomeno strepitoso. Ma non è ancora tutto.

Grazia Deledda, una ragazza ribelle

Infatti, Grazia Deledda è stata ed è tuttora un grandissimo esempio di emancipazione femminile: fu una ragazzina rivoluzionaria, capace di ribellarsi alle rigide regole di una società patriarcale come quella di Nuoro, dove crebbe e dove nacque, 150 anni fa.

In una società dove le donne dovevano stare segregate in casa e badare in silenzio alla cucina e ai figli, la giovane Grazia Deledda decise ben presto che mai e poi mai si sarebbe sottomessa al potere maschile.

Tanto che a 13 anni già scriveva e inviava i suoi racconti e i suoi saggi alle riviste di mezza Italia.

In famiglia mi si proibiva di scrivere: poiché il mio avvenire doveva essere ben altro di quello che io sognavo: doveva essere cioè un avvenire casalingo, di lavoro esclusivamente domestico, di nuda realtà, di numerosa figliolanza.

Grazia Deledda – La grazia in “Sole d’estate”

La famiglia, la città e persino il prete le si scagliarono contro, gridando al peccato e all’indecenza. Una donna che voleva fare la scrittrice?

Un’oscenità! Uno scandalo!

Ma lei non si arrese e non rinunciò mai a realizzare il suo sogno, con coraggio e volontà.

Nel proprio animo, sentiva battere il cuore guerriero delle grandi donne del passato. Per questo, si vedeva più simile a una combattiva regina come Eleonora d’Arborea piuttosto che a una dolce fanciulla alla moda.

“Nessuno mi ha mai aiutato. Pochi mi hanno compreso”

Ma cosa provava nel profondo del cuore questa ragazzina minuta, incompresa e osteggiata da tutti?

Ebbene, di questo lungo e difficile periodo in cui cercò di emanciparsi ed affermarsi, ci restano alcune emozionanti confessioni.

Ad esempio, quando aveva circa vent’anni ed era in cerca di editori che pubblicassero le sue creazioni, spedì ad Angelo De Gubernatis una bellissima raccolta di fiabe e leggende sarde. Nella lettera di presentazione, scrisse:

Sono molto coraggiosa nella via che, per intima vocazione, senza studi, senza esser mai uscita dal mio piccolo nido selvaggio, ho intrapreso.

Nessuno mi ha mai ajutato, pochi mi hanno compreso, neppure nella mia famiglia che pure è intelligentissima, e il poco che ho fatto l’ho fatto tutto da me.

Scrivo da quattro anni: il mio sogno, la mia Idea, per non dire il mio ideale, è di fare, un giorno, qualche poco di bene al mio paese: alla mia terra sconosciuta, dimenticata, dilaniata dalla miseria e dall’ignoranza.

E spero di riuscire: come, quando, non lo so ancora, ma spero di riuscire perché ho molta buona volontà e un grande coraggio.

Coraggio e forza di volontà

Grazia Deledda era consapevole che per raggiungere i suoi obiettivi avrebbe dovuto lottare e non poco.

Certo, si dovette piegare per le dolorose critiche e le pesanti offese subite. Ma non si spezzò mai, come le canne al vento del suo più celebre romanzo.

Combatté contro i pregiudizi della gente e il maschilismo imperante, ma non smise mai di tessere il proprio destino.

Basti pensare che nel 1909 si candidò alle elezioni parlamentari, prima donna in Italia, quando ancora le donne non avevano diritto di voto.

Fu la consapevolezza di questa sua grande forza di volontà a farle vincere nel 1926 il premio letterario più prestigioso al mondo: il Nobel.

Grazia Deledda Premio Nobel

Il discorso ch’ella proferì verso l’autorevole auditorio nella calda sala della premiazione in quel rigido inverno, e che la vide per la prima volta, dopo un lungo viaggio, calpestare il suolo del nord Europa, è il simbolo imperituro della forza creativa femminile, che da millenni forgia il carattere delle donne dell’Isola.

Sono nata in Sardegna.

La mia famiglia, composta di gente savia, ma anche di violenti e di artisti primitivi, aveva autorità e aveva anche biblioteca, ma, quando cominciai a scrivere, a tredici anni, fui contrariata dai miei.

Il Filosofo ammonisce: “se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti; se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora; se va per la terza volta, lascialo in pace perché è poeta”.

Senza vanità, anche a me è capitato così.

Avevo un irresistibile miraggio del mondo e soprattutto di Roma. E a Roma, dopo il fulgore della giovinezza, mi costruii una casa mia, dove vivo tranquilla col mio compagno di vita, ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani. Ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino. Ma grande, sopra ogni fortuna, la fede nella vita e in Dio.

Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne.

Ho guardato per giorni, mesi e anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo.

Ho mille e mille volte poggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce, per ascoltare la voce delle foglie, ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l’acqua corrente.

Ho visto l’alba e il tramonto, e il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne.

Ho ascoltato i canti, le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo, e così si è formata la mia arte, come una canzone o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo.

Grazia Deledda la rivoluzionaria

Se oggi le donne sono più libere ed emancipate, lo devono anche a questa donna dalle mani piccole e lo sguardo penetrante, così tanto simile alle janas, le fate delle leggende sarde.

Grazia Deledda fu un esempio di emancipazione femminile, totalmente fuori dagli schemi. Come i suoi libri, d’altronde, difficilmente inquadrabili nelle monotone categorie in cui si cerca di imbrigliare la letteratura. Fu verista? Naturalista? Femminista? Sardista?

Grazia Deledda fu semplicemente sé stessa: una donna autentica, moderna e non omologata. Rispettosa del proprio lavoro e di quello degli altri. E se ti interessa, sappi che fu convintamente antifascista.

Un modello per le donne di oggi e di domani

Fu una vera rivoluzionaria, modello ed esempio di libertà ed emancipazione per tante donne più o meno giovani.

Perché con Grazia Deledda la donna ritornò al centro del mondo, proprio come fu nei tempi più antichi, quando le femmine erano divine regine guerriere.

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