Che cosa c’è di nuovo nei vestiti dell’imperatore?

i vestiti nuovi dell'imperatore

La politica mi è estranea, il poeta non deve lavorare al suo servizio, ma precedere i moti degli uomini come un veggente (Hans Christian Andersen, Autobiografia).

I vestiti nuovi dell’imperatore è una delle fiabe più conosciute di Hans Christian Andersen, che vanta interpretazioni illustri. Sigmund Freud, in L’interpretazione dei sogni, indica nella nudità dell’imperatore il manifestarsi del desiderio esibizionistico infantile rimosso.

Un’altra prospettiva ci viene offerta da Erich Fromm, che, in Il linguaggio dimenticato, riporta il messaggio di questa fiaba al tema delle illogiche pretese dell’autorità. L’adulto, essendo incline a credere che le persone autorevoli siano dotate di meravigliose qualità immaginarie, non ne riconosce la vera statura morale. Solo il bambino, che non ha ancora assorbito un sufficiente senso di rispetto per l’autorità, non cade nella suggestione.

Ma, come afferma Erich Neumann, in La psicologia del femminile, ogni fiaba “è costantemente pervasa da una simbologia inconscia la cui pienezza e il cui significato vitale poggiano su contenuti umani universali e, nella sua ambiguità, rende possibili e suscita interpretazioni sempre diverse.”

I vestiti nuovi dell’imperatore fu scritta subito dopo La sirenetta, in cui Hans Christian Andersen descrive la propria visione dello sviluppo della coscienza umana: la progressiva acquisizione della consapevolezza che il tempio di Dio è la Natura, e in questo tempio l’uomo è l’animale più bello.

Non riconoscere il proprio appartenere a questo regno, significa negare il proprio divenire, costruendo una rappresentazione esteriorizzata di sé, a partire dall’altro. E’ ciò che accade all’imperatore della fiaba, cui gli imbroglioni domandano: “E adesso, vuole la Sua Imperiale Maestà graziosamente concederci di spogliarsi? così, noi le potremo mettere questi vestiti nuovi proprio qui dinanzi alla specchiera!” L’identificazione con la persona determina uno stile di valori che poggia su ciò che non è ma si crede che sia.

Infatti, nella prima stesura, non compariva il bambino che rivela la nudità dell’imperatore, e la storia terminava con questa affermazione: “Questo vestito lo voglio mettere ogni volta che vado in processione o mi presento all’assemblea”, disse l’imperatore, e tutta la città parlava dei suoi magnifici vestiti. Dare voce al fanciullo rimanda ad un modello di coscienza che, il nostro autore, spesso evidenzia; un modo di essere di cui ci dice: “l’anima è bambina, ma il pensiero uomo”.

Il fanciullo, dice Carl Gustav Jung in Psicologia dell’archetipo del fanciullo, è un avvenire in potenza: “Esso anticipa nel processo di individuazione quella forma che deve prodursi dalla sintesi degli elementi coscienti e incoscienti della personalità. Esso è dunque un simbolo unificatore dei contrari, un mediatore, un redentore, vale a dire un integratore.”

La fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore, con cui concludiamo il percorso, guidato dalle fiabe, ci dà modo di riflettere sull’importanza delle scelte nell’educazione dei bambini, nella fase che va dai tre ai cinque anni; un momento cruciale, caratterizzato dalla formazione dell’Io.

Questo periodo di transizione che accompagna il passaggio da una dimensione inconscia, propria dell’infanzia, verso la scoperta della realtà del mondo esterno, può portare a due risposte estreme: il sacrificio di una crescita creativa, in nome di una adesione passiva ai valori trasmessi dalla coscienza collettiva, o un restare prigionieri nel mondo degli istinti. Una fase in cui lo sviluppo della coscienza dell’Io va sostenuto senza però spezzare il rapporto vitale con l’inconscio.

Di questo tema, troviamo un’eco in una fiaba sarda, La bava di mamma sirena, che ci narra di un prezioso potere contenuto nell’inconscio, capace di risolvere ogni male; con l’aiuto del re che forgia un martello adatto a liberarla dalle catene di mamma sirena, l’eroina lo porta sulla terra per condividerlo con gli abitanti.

Virginia Gasperini
Psicoterapeuta

Per saperne di più:

Fiabe e storie – Hans Christian Andersen

L’interpretazione dei sogni – Sigmund Freud

Il linguaggio dimenticato – Erich Fromm

La psicologia del femminile – Erich Neumann

Opere – Carl Gustav Jung

Fiabe sarde – Carlo Mulas

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