Il terrorismo spiegato ai bambini

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Il terrorismo spiegato ai bambini: da dove partire?

Le cronache di questi giorni ci mettono di fronte a una realtà difficile da comprendere, al di là dei facili schematismi. Le immagini trasmesse dai media ci mostrano uno dei simboli della nostra civiltà, Parigi, colpito dai “terroristi” e ci raccontano di un numero elevato di persone morte, tra le quali bambini e ragazzi.

Come affrontare questo argomento coi bambini? Da dove partire per poter riflettere sul modo di comunicare con loro e aiutarli a comprendere un aspetto difficile e violento della vita?

Il terrorismo spiegato ai bambini: i consigli della pedopsichiatra Catherine Jousselme

La Francia ha cominciato a interrogarsi su come spiegare il terrorismo ai bambini in occasione degli attentati perpetrati nei confronti dei giornalisti e illustratori del giornale satirico Charlie Ebdo. Tra i vari interventi di professionisti e specialisti trasmessi in TV e apparsi sui giornali o sui siti web, ci sono quelli di Catherine Jousselme, pedopsichiatra della Fondation Vallée.

Secondo la pedopsichiatra francese, è impossibile nascondere o far finta di niente coi bambini, perché, quale che sia la loro età, riescono a comprendere l’atmosfera nella quale sono immersi. Utile è quindi rivolgersi a loro a seconda dell’età, in modo da bilanciare l’esposizione alla pressione mediatica e la narrazione degli eventi attraverso le parole dei propri genitori, familiari o degli insegnanti.

Per quanto riguarda i bambini di età inferiore ai 6 anni, la scienziata della Fondation Vallée suggerisce di non mostrare loro le immagini e di mettere in atto un tipo di comunicazione basilare, parlando di “cattivi” senza troppe connotazioni che risulterebbero ostiche, magari spiegando loro che quello che è accaduto è molto grave, e che gli adulti si sentono toccati da un punto di vista emotivo.

Coi bambini più grandi, sino ai 10 o 11 anni di età, è invece necessario confrontarsi e rassicurarli. Secondo la Jousselme, spiegare il terrorismo ai bambini significa offrire loro delle risposte fattuali: lo Stato cerca i responsabili affinché la Giustizia possa fare il suo corso; la solidarietà e la fraternità devono essere le sole risposte a questo tipo di violenza, soprattutto in una società multiculturale.

Suggerisce di parlare con loro, e di far disegnare loro quello che hanno compreso, in modo da “raccontare” le immagini. Poiché i bambini hanno la tendenza a mettere in atto e a rappresentare quello che vedono col disegno, si tratta di un modo per poterli aiutare a superare le angosce e a comprendere la complessità del mondo.

Il terrorismo spiegato ai bambini: la semplicità delle parole

In un altro interessante articolo apparso a gennaio 2015 su Le Parisien, la psicologa e psicoterapeuta francese Aurélie Crétin sottolineava l’importanza di dialogare e comunicare coi bambini, cercando magari di spiegare i termini che i mass media, e le altre persone, ripetono nelle conversazioni: tragedia, incubo, massacro, etc…

Necessario è porre loro domande semplici, quali “cosa hai visto?”, “cos’hai sentito?”, “cos’hai capito?” dalle quali partire per spiegare, in maniera semplice e senza mentire, la realtà e le emozioni che hanno provato.

Anche la psicanalista Claude Halmos, in un suo recente intervento su France Info dedicato agli attentati terroristici dei giorni scorsi a Parigi, ha sottolineato l’importanza del raccontare ai bambini la verità ma senza entrare nei dettagli, magari raccontando di uomini “estremamente cattivi” che hanno sparato sulle persone. Per spiegare il terrorismo ai bambini è utile anche cercare di sottolineare gli aspetti legati al “miglioramento” della situazione: i feriti migliorano, i cattivi sono morti e arrestati, etc.

In altri termini, la complessità della questione andrebbe evitata soprattutto coi bambini più piccoli, non ancora pronti a comprendere le sfumature del problema. Diverso, invece, il caso degli adolescenti, già in grado di affrontare questioni complesse.

Il terrorismo e i bambini: dialogare e “comprendere” insieme

La sensibilità e le capacità di comprensione sono soggettive e i consigli degli specialisti francesi hanno carattere generale, le cui basi sono, comunque, il buon senso e la volontà di dialogare coi bambini, di ascoltare e rispondere alle loro domande con semplicità, rassicurandoli, trasmettendo loro il senso del futuro e della vita che, nonostante i problemi, va avanti.

I bambini hanno l’assoluta necessità di porre quesiti e d’interrogarsi su ciò che li circonda e in particolare su ciò che li turba. Non ci sono quindi regole fisse, tuttavia bisogna rispettare la volontà socialmente attiva dei bambini a partecipare anche ai “lati oscuri” dell’esistenza, nonché al loro diritto di essere curiosi.

Senza risposte semplicistiche o schematiche ma riportando gli accadimenti e i termini a una sfera di senso già acquisita dai più piccoli, soprattutto a quelli abituati, per esempio, alla narrazione delle fiabe, che rappresentano un mondo simbolico e archetipico propedeutico alla realtà e alla fattualità quotidiana.

Perché nelle fiabe, così come nella realtà, esistono persone cattive che commettono cose atroci e terribili, difficili da capire anche per gli adulti, ma delle quali si può parlare e delle quali si deve raccontare, insieme.

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