Juan Francisco Carmona: teatro e letteratura sarda del Seicento tra spagnolo e sardo

Juan Francisco Carmona, sardo calaritano

Dottore cagliaritano e grande esperto della storia religiosa della Sardegna, Juan Francisco Carmona nacque all’inizio del XVII secolo e trascorse gran parte della sua vita in Sardegna. Egli fu un autore di “sacre rappresentazioni” e “passioni” che venivano messe in scena durante le feste religiose, secondo i costumi e la moda culturale dell’epoca.

A lui dobbiamo una raccolta di scritti intitolata Alabanças de los Santos de Sardeña por el doctor Juan Francisco Carmona, sardo calaritano, compuestas y ofresidas à honrra y gloria de dios y de sus santos, che contiene la Passiòn de Christo nuestro Señor, scritta in castigliano, messa in scena a Cagliari nel 1629 presso la Chiesa di San Saturnino.

Il dialogo in farsa tra spagnolo e sardo, città e campagna

Molto interessante ed emblematica del periodo è un’altra opera, contenuta nella sopracitata raccolta, e intitolata Alabança de San George obispu suelense, composta da un encomio e da una divertente farsa poetica in sardo e spagnolo.

Protagonisti sono due uomini: un cittadino cagliaritano che parla spagnolo e un pastore di Suelli che si trova in città per fare una commissione. Il dialogo/farsa si svolge durante la processione per la festa di San Giorgio di Suelli.

Il pastore, ignaro delle regole di comportamento delle processioni cittadine, si trova davanti il cittadino che in lingua spagnola invita i fedeli a fare silenzio, al fine di poter seguire con attenzione la “sacra rappresentazione” della vita e dei miracoli del santo:

Señores hoj silencio a todos pido…
Oiran dela su vida los honores
y del premio alas obras conveniente
y de la su laureola las flores…

Il pastore, che non sembra abituato a vedere tutta quella folla assiepata, si mostra stupito. Così il cittadino, vedendolo in quello stato, gli rivolge la parola. Utilizzando un topos letterario e teatrale del teatro sardo, Carmona fa dialogare il cittadino in spagnolo e il pastore in sardo. Comincia così un confronto non solo verbale tra i due uomini che si fa via via comico, ironico e farsesco; tipico della commedia degli equivoci:

Ciudadano: Que ties pastor, de que te espantas? Que nunca has visto pueblo congregado?

Pastor: Eite mi nais, si seu coiadu?

Ciudadano: Que no me entiendes? O, que pastor bozal aqui me vino.

Pastor: A fidi tengu sidi e istau fadiau…

Allora, poiché il pastore non capisce lo spagnolo, il cittadino è costretto a parlare in sardo:

Ciudadano: Mejor sera que en sardo tambien able pues algo dello se y nos oigamos. Nada mi su pastori de undi seis?

Pastor: De Suedi mi senori e manti cumandadu portari unu presenti a monsignori.

Ciudadano: Jmoi jà mi jntendeis su que apu nadu.

Pastor: Narademi eite este tanta genti in compagnia e de quali santu feisti inoxi sa festa? Que biu totu sa ia ‘e is fenestras prenas de genti que esti maravila.

Ciudadano: Non bieis que hoj feus sa festa e prosesioni di santu Giorgiu nostru; ecu sa jmagini.

Pastor: Di santu Georgiu di Suedi?

Ciudadano: Sì.

Compreso che si tratta della festa di San Giorgio di Suelli, paese dal quale egli proviene, pieno di commozione e spirito religioso, il pastore si mette a cantare un gòciu in sardo dedicato al santo:

O santo Georgiu nostru beneditu
de is sardus abogadu poderosu
pregadi pro me poveru e aflitu
un arriali os dongu o gloriosu
sucurredimi in sa necessidadi
e guardadimi sempiri de onia mali.

Così il cittadino, che all’inizio chiedeva a tutti di fare silenzio, si rivolge con sarcasmo e ironia al pastore, invitandolo a fare silenzio con queste parole:

Pesadiosindi e basti sa orationi
no disturbeis sa festa que eus a fari
miradi qui os ispetanta a mesari.

Alle quali, il pastore risponde:

A una parti cuadu mapa istari
fina a biri sa festa a comprimentu
e totu apusti in bida apa contari.

Juan Francisco Carmona: teatro sardo tra Spagna e Italia

L’opera di Juan Francisco Carmona rappresenta una chiave d’accesso fondamentale per comprendere la storia del teatro sardo. Echi e rimandi al teatro spagnolo e a quello italiano fanno delle Alabanças de los Santos de Sardeña un testo di grande interesse, nelle cui pagine convivono…

…sataniche figure scappuccianti con celesti creature doloranti, sulla dimensione del presente vissuto, in cui la storia pare, tuttavia, perdere di prospettiva e tutto, anche il mistero codificato dai rituali, si riconduce al quotidiano…

Sergio Bullegas – Il tragico e il comico. Teatralità del sacro e spettacolarità del profano in Sigismondo Arquer e Giovanni Francesco Carmona

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