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La Bella di Cabras: il capolavoro sardo di Enrico Costa

La Bella di Cabras“Il forestiero che visita la Sardegna – scrive Enrico Costa – e volesse portar seco un’impressione vera degli uomini e della natura, degli usi e costumi antichi nei principali punti dell’isola, non dovrebbe tralasciare la festa dei Candelieri a Sassari, la festa di Sant’Efisio a Cagliari, la pesca del tonno nelle tonnare di Carloforte, la grotta di Nettuno in Alghero, le miniere di Montevecchio e di Monteponi in Guspini ed in Iglesias, una gita sul Gennargentu e sui monti di Limbara a Tonara ed a Tempio, una passeggiata in barca sul fiume di Bosa e la pesca dei muggini nelle peschiere d’Oristano”.

E proprio quest’ultima regione della Sardegna fa da sfondo a La Bella di Cabras, romanzo storico tradizionale sardo pubblicato da Enrico Costa a puntate sulla rivista L’Avvenire di Sardegna tra il dicembre del 1887 e il marzo del 1888.

Un’ambientazione di grande effetto che permette di conoscere in maniera dettagliata il Campidano e le sue genti, così diverse dai “montanari” della Barbagia descritti dalla Deledda o dai galluresi immortalati, sempre dal Costa, ne Il muto di Gallura.

Una storia d’amore impossibile che si svolge negli anni Sessanta dell’Ottocento. Protagonista è la bella e sensibile Rosa (denominata da tutti la Bella di Cabras per il suo incredibile splendore) la quale, dal villaggio costiero, si vede costretta ad andare a servire ad Oristano, presso una casa di nobili e signoricus, dove conoscerà l’amore e la passione, la colpa e il tormento; e dove scoprirà quel “silenzio strano, che dà a quel paese un certo non so che di misterioso che si fonde col carattere orientale di quelle case basse e grigie, col cielo splendidissimo, e con quella tinta calda e vaporosa che sembra avvolgere tutta la campagna circostante”.

Novella popolare drammatica al confine tra leggenda e realtà, il Costa scrisse questo “racconto sardo” con lo scopo “di poter parlare della nostra Sardegna, tentando di descriverne, con un pretesto più o meno storico, i paesaggi, gli usi, i costumi delle diverse regioni che la compongono”. Sì, perché se la Deledda fu la narratrice di Nuoro e della Barbagia, il Costa deve essere considerato il narratore della Sardegna, colui il quale riuscì a far conoscere al grande pubblico l’Isola intera, “dalla Gallura al Monteacuto, dal Goceano alla Planargia, dalla Barbagia all’Ogliastra, dal Campidano al Gerrei, dalla Marmilla al Sulcis”, narrandone le storie e indagandone le tradizioni popolari, molte delle quali raccolte sul campo, che costituiscono una parte importante degli scritti dell’autore sassarese.

Tuttavia non mancano, anche in questo romanzo, le notizie di carattere storico e le impressioni dei viaggiatori che visitarono la Sardegna a partire dal Settecento: Valery, Lamarmora, Bresciani, e altri ancora, autori coi quali egli si confronta con assiduità e interesse.

Per queste ragioni La Bella di Cabras si presenta come un’opera interessante dal punto di vista letterario, ma anche da quello antropologico e storico, che indaga le più profonde passioni umane e le dinamiche sociali che, ieri come allora, fungono da ostacolo, impedendo il naturale fluire dei sentimenti e delle emozioni che danno significato alla vita, perché “l’inferno è quel posto dove non c’è amore” e che spesso assomiglia proprio alla nostra terra.

Titolo: La Bella di Cabras
Autore: Enrico Costa
Età di lettura: dai 14 anni

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