La realtà delle fiabe: il senso della vita e della morte

La realtà delle fiabe

La realtà che le fiabe ci propongono è tale non perché oggettivamente presente, ma perché propria dell’esperienza psicologica dell’essere umano. Nella visione junghiana, si tratta di rappresentazioni simboliche di problematiche umane universali e delle loro possibili soluzioni.

Generalmente, la fiaba ha inizio da una situazione problematica cui l’eroe o l’eroina devono dare una nuova risposta. Ciò avviene per mezzo di un percorso che non riguarda la sola ricerca della soluzione del problema ma anche, e soprattutto, un processo evolutivo in cui emergono e si sviluppano le possibilità proprie di chi vive le peripezie che il percorso comporta.

Il lieto fine, caratteristica intrinseca alla fiaba, sostiene la speranza che ogni momento di crisi possa trovare una nuova soluzione, che anche nelle situazioni più difficili la vita possa essere cambiata. Ma perché ciò avvenga, dobbiamo ricordare che disponiamo dei mezzi necessari al cambiamento solo se li cerchiamo e li scopriamo.

Iniziamo questo dialogo con la nostra capacità di cogliere significati più ampi, che ci viene offerta dalla nostra facoltà di percepire le immagini, seguendo il consiglio di un grande scrittore di fiabe. Hans Christian Andersen, nella sua autobiografia, sostiene che è nella Natura che troviamo consiglio, con il suo manifestarsi e le sue apparenti sospensioni.

Tema riproposto in questi giorni dal primo giorno di Primavera. La Festa di Primavera è una ricorrenza presente in tutte le culture, ed è considerata fra le più antiche celebrazioni dell’umanità. Nell’Antica Grecia, si celebravano i riti per il ritorno dal mondo sotterraneo di Kore, la giovane figlia di Demetra.

Così viene narrata la storia: Demetra e la sua amata figlia vivevano sull’Olimpo con gli altri dei. Ma un giorno, mentre coglieva dei fiori, Kore venne rapita da Ade, dio del modo sotterraneo. Demetra corse a cercarla per tutto il mondo, sinché Elios, il dio sole, le rivelò chi fosse il rapitore.

La dea giurò di vendicarsi. La terra non avrebbe dato più frutti, e la razza umana si sarebbe estinta per la carestia. Disperata, si mise a vagare, sorda ai lamenti degli esseri umani. Alla fine Zeus, il re dell’Olimpo, ordinò ad Ade di liberare la fanciulla.

Ade accettò la richiesta, tuttavia fece presente che Kore ormai era diventata regina del mondo sotterraneo col nome di Proserpina. Il suo ruolo le avrebbe dunque impedito di rimanere per sempre nel regno della luce. Quindi ci si accordò sul fatto che avrebbe trascorso sei mesi con lui e sei mesi con la madre.

Nello stesso istante in cui Demetra rivide la figlia, la terra rifiorì e il mondo riprese a godere dei suoi doni. Poi, la dea decretò che nei sei mesi in cui Proserpina avrebbe regnato con Ade, nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all’autunno e all’inverno; mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all’estate.

La società contemporanea, grazie all’uso della tecnologia, che le dà l’illusione di essere al di sopra degli elementi naturali, ha imparato a sottovalutare il proprio legame con i cicli stagionali. Nelle antiche culture era invece di importanza vitale essere in sintonia con le forze cosmiche: la luce del sole rappresentava la Vita stessa, e la paura che la forza delle tenebre la ingoiasse per sempre trovava risposta nelle rassicuranti immagini dei miti.

La paura del buio e della morte sono esperienze psichiche dell’essere umano di ogni tempo cui non può dare risposta la ragione; ma la realtà dell’anima, da cui la fiaba sgorga, può essere raggiunta ed espressa dal linguaggio fiabesco che, come il protagonista del Gigante Egoista di Oscar Wilde, ci suggerisce: non odiare l’Inverno, è solo la Primavera addormentata.

La morte può colpire anche i bambini, magari indirettamente, come notizia sentita o come perdita di un animale cui sono affezionati, o perdita di un parente. In ogni caso si tratta di un’emozione che richiede la capacità dell’adulto di parlare con loro e di aiutarli a verbalizzare i propri sentimenti.

Probabilmente, molti bambini avranno il primo incontro con il vissuto della morte attraverso le fiabe, dove non acquista valore di annientamento eterno.

Fino ai cinque anni la morte è considerata come uno stato transitorio di sonno o di allontanamento, e spesso non sanno distinguere tra separazione e morte. Questa idea suscita però pensieri di solitudine, abbandono, insicurezza. Ciò che chiedono è solo la rassicurazione da parte dell’adulto.

Come aiutarli? Possiamo assisterli se noi stessi affrontiamo il tabù della morte comprendendo il nostro bisogno umano di cercare il senso da dare alla nostra esistenza.

Virginia Gasperini
Psicoterapeuta 

 

Per saperne di più:

Oscar Wilde – Tutte le fiabe

Oscar Wilde – Il gigante egoista e altre fiabe

Le fiabe di Hans Christian Andersen

Miti greci per bambini

Storie illustrate dai miti greci

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