Le streghe di Villacidro: la leggenda sarda de is cogas e San Sisinnio

Leggenda sulle streghe sarde di Villacidro: is cogas e San Sisinnio

Le streghe di Villacidro sono le streghe più famose della Sardegna. Non a caso, Villacidro viene chiamato il paese delle streghe. Ancora oggi, sono numerosi i racconti che si narrano su queste leggendarie figure, temute soprattutto perché uccidevano i neonati.

Le streghe di Villacidro

Indicate col termine sardo “cogas”, le streghe di Villacidro sono protagoniste di molte leggende sarde.  Potenti e malvage,  erano in grado di trasformarsi in vento e fumo, o prendere le sembianze di gatti e altri animali. Tali metamorfosi, infatti, permettevano alle cogas di entrare nelle case delle persone in cerca del loro cibo preferito: il sangue dei bambini appena nati e non ancora battezzati.

Cogas: le streghe vampiro

Vere e proprie streghe vampiro o vampiresse, le cogas di Villacidro sono molto simili alle sùrbiles, sùrtiles e surtoras di cui parla anche Grazia Deledda.

Le leggende sulle streghe di Villacidro

Tanto tempo fa a Villacidro c’erano le cogas, chiamate anche brùscias, bruxas o brussas. Queste erano streghe molto temute perché succhiavano il sangue dei neonati. Le cogas erano donne davvero brutte che portavano le unghie molto lunghe e affilate e andavano in giro vestite di stracci.

La coga si trasforma in gatto

Una leggenda racconta di una coga che divenne nonna. Non riuscendo a trattenere il suo desiderio di succhiare il sangue al nipote, decise di trasformarsi in un gatto nero. Quindi, entrò furtivamente in casa della nuora e si appostò accanto alla culla. Ma la mamma del piccolo, che conosceva le trasse delle cogas, prese una scopa e cominciò a picchiare il gatto talmente forte che gli spaccò la testa.

Il giorno seguente, la nuora si recò a casa dalla suocera, trovandola con la testa rotta e tutta fasciata. Fu allora che comprese che la madre del marito altri non era se non una strega malvagia.

San Sisinnio e le streghe

Secondo un’altra leggenda, fu San Sisinnio a cacciare le streghe da Villacidro. Infatti, chiamato da una donna attraverso la preghiera, decise di eliminarle dal paese. Per fare ciò, ne acchiappò una e la legò. Tale gesto richiamò tutte le altre cogas che si precipitarono in soccorso della strega legata. Volando e strisciando, circondarono il santo.

Allora, Santu Sisinni accese un grandissimo e potentissimo fuoco con i rami e i tronchi degli olivastri. La battaglia durò non poco perché le cogas erano davvero molto potenti. Infatti, si trasformarono in vento e tempesta o ancora in animali selvatici e feroci. Secondo una versione più antica, le streghe presero le sembianze di serpenti e creature mostruose.

Ma il santo, serafico e candido come un cigno, si oppose con la forza della fede. Quindi, le prese una per una e le gettò tutte tra le fiamme. Da quel momento, Villacidro si liberò dalle cogas e San Sisinnio divenne il “santo delle streghe” (su santu de is cogas o su santu de is brùscias).

Per tale ragione, i fedeli gli costruirono una chiesa ben più grande e importante di quella originale. Il santo martire “simile a un cigno” è ancora molto venerato e in suo onore ad agosto si celebra la bellissima e suggestiva festa di San Sisinnio.

Un’antica immagine ritrae San Sisinnio che combatte con le streghe. Tale rappresentazione pare sia molto potente anche ai giorni nostri per proteggere le case e le persone dalle brùscias che fanno il malocchio per invidia, cattiveria o gelosia.

Le streghe da Villacidro a Serramanna

Secondo un altro racconto, alcune cogas riuscirono a scappare da Villacidro e si trasferirono a Serramanna, un paese poco distante. Gli abitanti di questo borgo, disperati per la presenza delle streghe, decisero di andare a rubare la sacra reliquia di San Sisinnio custodita nella chiesa campestre di Leni, nel territorio di Villacidro.

Tuttavia non ci riuscirono. Infatti, la reliquia, una costola del martire regalata dall’arcivescovo cagliaritano Francisco de Esquivel ai villacidresi, divenne miracolosamente pesantissima. In seguito a tale evento, i serramannesi dovettero lasciarla lì, nella chiesa campestre circondata da splendidi olivastri.

La caccia alle streghe sarde tra storia e leggenda

La caccia alle streghe fu un fenomeno storico ben documentato, che ebbe luogo anche in Sardegna durante l’epoca spagnola. Accusate di essere strumenti del diavolo, molte donne vennero imprigionate, torturate e uccise.

Tale fenomeno riguardò anche Villacidro, dove il tribunale dell’Inquisizione individuò diverse streghe ossia donne sospettate di essere collegate col diavolo e di fare incantesimi, magie e arti demoniache, con le quali avrebbero ucciso neonati e bambini.

Secondo vari autori, la diffusione delle pratiche stregonesche proseguì per tutto il Settecento e l’Ottocento.

Villacidro il paese delle streghe

Ad esempio, la credenza dell’esistenza di streghe e delle pratiche stregonesche delle donne di Villacidro è confermata anche da Vittorio Angius, che nell’Ottocento scrisse a tal proposito:

È ancora ne’ più una forte persuasione della esistenza delle streghe, e credenza nella virtù delle loro arti malefiche. Quindi certe femminette sono rispettate con un vero timore; e mentre con questo errore e l’altro che sieno i preti terribili nelle loro maledizioni, avviene che delle credute maliarde temansi assai più che di questi.

A render pertanto vane le operazioni scerete delle cotali diavolesse, le madri timorose invocano contro quelle la protezione di s. Sisinnio, cui onorano quanto sanno, mentre il credono nemicissimo di quelle maligne, e tengono come una strega trasformata il serpente che il santo è rappresentato conculcare.

Vittorio Angius – Città e villaggi della Sardegna dell’Ottocento

 

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