Letteratura sarda tra Medioevo e modernità: Cinquecento e lingua sarda

Nel Medioevo appaiono le prime testimonianze della scrittura in sardo, tanto che la lingua sarda diviene lo strumento comunicativo privilegiato in Sardegna nella sfera commerciale, politica e sociale, così come nel contesto culturale e letterario, sia orale sia scritto.

Per quanto riguarda la letteratura sarda scritta,  la prima opera di tal genere è la celebre Sa Vitta et sa Morte, et Passione de sanctu Gavinu, Prothu et Januariu, scritta in lingua sarda logudorese nel 1437 da Antonio Cano (1400 circa – 1470 circa).

Antonio Cano: Sa Vitta et sa Morte, et Passione

Antonio Cano ha quindi un posto di particolare importanza nella Storia della Letteratura in Lingua Sarda. Egli nacque a Sassari, probabilmente verso il 1400, e morì nel centro turritano tra il 1470 e il 1480. Della sua vita conosciamo ben poco. Sappiamo tuttavia che fu Rettore di Giave, Abate dell’Abbazia di Nostra Signora di Saccargia e Vescovo di Bisarcio.

Sa Vitta et sa Morte, et Passione de sanctu Gavinu, Prothu et Januariu è un poema religioso che illustra la vita e la passione dei tre martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario. L’opera, composta nel 1437, venne pubblicata nel 1557.

Tra oralità e scrittura

L’opera di Antonio Cano è importante, da un lato, perché segna l’inizio della Letteratura Sarda scritta; dall’altro, perché costituisce un documento di inestimabile valore in quanto si tratta di un poema che probabilmente veniva recitato e cantato oralmente e quindi conferma quel legame strettissimo tra la poesia orale e la letteratura scritta.

Letteratura in lingua sarda nel Cinquecento

Con la diffusione della stampa, nel Cinquecento vengono pubblicate le prime opere in lingua sarda. Se Antonio Cano fu uno dei più importanti personaggi della cultura letteraria sarda del Quattrocento, Gerolamo Araolla fu invece uno dei più importanti scrittori, poeti ed intellettuali del Cinquecento in Sardegna.

Gerolamo Araolla

Nato anch’egli a Sassari intorno al 1540, morì probabilmente verso l’inizio del diciassettesimo secolo. Compì studi classici e si laureò in leggi. Ecclesiastico, fu membro di spicco del circolo di intellettuali sassaresi insieme a personaggi quali Gavino Sambigucci, Giovanni Francesco Fara, Pietro Delitala e Antonio Lo Frasso.

Nel 1582 pubblicò il poema religioso Sa vida, su martiriu et morte dessos gloriosos martires Gavinu, Brothu et Gianuariu, riprendendo così il genere agiografico inaugurato da Antonio Cano. In quest’opera, fa la sua comparsa l’ottava rima, sistema metrico che avrà un notevole successo nell’area logudorese.

Nel 1597 diede alle stampe Rimas diversas spirituales, una raccolta di componimenti poetici in tre lingue: sardo, italiano e castigliano.

Antonio Lo Frasso

La poesia amorosa in sardo fa la sua apparizione nella letteratura scritta nel XVI secolo. Autore è Antonio Lo Frasso, nato ad Alghero intorno al 1520 e morto a Cagliari nel 1595.

In seguito a un’accusa di omicidio, dovette lasciare la Sardegna e scappare Barcellona, dove pubblicò Los mil y dozientos consejos y avisos discretos. In questo libro scritto in spagnolo, sono comprese anche due poesie di tema amoroso in lingua sardaCando si det finire custu ardente fogu e Supremu gloriosu exelsadu.

Lo Frasso è famoso soprattutto per Los diez libros de la Fortuna de Amor del 1573; libro citato da Cervantes nel Donchisciotte cita quest’opera.

Letteratura, plurilinguismo e sperimentazione

Durante il primo Medioevo, la lingua sarda andava assumendo un ruolo di primaria importanza nella trasmissione culturale e letteraria della Sardegna. Tuttavia, con l’arrivo sull’isola delle popolazioni iberiche, anche il catalano e lo spagnolo, accanto alle parlate italiche dei genovesi e dei pisani, diventano idiomi “propri” delle popolazioni sarde, anche se in contesti sociali e geografici differenti.

Ciò che ci importa sottolineare è che tra Medioevo e Modernità, la letteratura di Sardegna diventa plurilingue: sardo, italiano, castigliano (spagnolo) e catalano si affermano quali lingue della cultura e della letteratura, alle quali è d’obbligo aggiungere anche il latino.

Molti autori, come abbiamo visto, già nel Cinquecento scrivono le loro opere in più di una lingua e sperimentano anche forme letterarie dove le varie lingue dialogano e si mischiano.

La letteratura sarda è quindi una letteratura plurilingue e il plurilinguismo, ovvero la capacità e l’elasticità di poter avere a disposizione vari idiomi e di poterli utilizzare a seconda del contesto di riferimento, diventa una delle ricchezze e delle peculiarità della letteratura sarda moderna.

Oltre a quelli qui citati che hanno lasciato testimonianze scritte in lingua sarda, sono numerosi gli autori e gli scrittori sardi attivi nel Cinquecento: alcuni più noti, come ad esempio Sigismondo Arquer, altri  invece meno; i quali tuttavia meritano di essere conosciuti.

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