Perché leggere le fiabe ai bambini? E perché sono utili anche ai grandi?

Leggere le fiabe

Le fiabe rappresentano uno dei migliori strumenti che abbiamo per raccontare il grande mistero dell’esistenza. Leggere le fiabe ai bambini significa aiutarli a riconoscere sé stessi e le proprie vite. Infatti, le fiabe ci raccontano di perdite drammatiche, cui sono associati dolore e disperazione, ma anche di forza, coraggio e determinazione per risolvere le situazioni più difficili.

Perché leggere le fiabe ai bambini?

Quindi, perché leggere le fiabe ai bambini? Secondo Roberto Filippetti, autore del bellissimo libro Educare con le fiabe. Andersen, Collodi, Saint-Exupéry, Lewis , le fiabe hanno il potere di educare le persone ad affrontare la vita per quello che è: un’avventura dolorosa e magnifica, dove ognuno di noi deve riuscire a risolvere i propri problemi e a fare tesoro delle proprie esperienze. Così, in questo processo attivo di confronto con l’esistenza nelle sue diverse sfaccettature, le fiabe ci aprono gli occhi, permettendoci di comprendere la vita.

Roberto Filippetti – Educare con le fiabe. Andersen, Collodi, Saint-Exupéry, Lewis 

Conoscere le fiabe: a cosa serve?

Le bambine e i bambini hanno bisogno di conoscere sé stessi e la complessità del mondo in cui vivono. Così, per imparare a risolvere i problemi e affrontare tutte le situazioni difficili, i bambini hanno bisogno dell’educazione. In tal modo, riescono a mettere ordine nel caos esteriore e interiore. Per fare ciò, secondo Bruno Bettelheim, autore del fondamentale Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, le fiabe rappresentano un ottimo strumento.

Infatti, le fiabe hanno il potere di catturare l’attenzione dei più piccoli, divertendoli, suscitando il loro interesse e stimolando la loro immaginazione. Questo perché conservano e trasmettono messaggi sempre attuali, che investono le persone di ogni età nella loro sfera del significato più profondo, sia a livello conscio, sia a quello inconscio.

A dire di Bruno Bettelheim, le fiabe infatti, da un lato parlano lo stesso linguaggio non realistico dei bambini, dall’altro si adeguano perfettamente alla loro mentalità, in particolare al loro “tumultuoso” mondo di aspirazioni, angosce, frustrazioni. Insomma, i bambini hanno la possibilità di confrontarsi con problemi universali e allo stesso tempo prendere coscienza su come risolvere le difficoltà.

La fiaba – argomenta in Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe – è atemporale e i suoi personaggi, che si muovono su scenari fantastici, sono figure archetipiche che impersonano le contraddittorie tendenze del bambino e i diversi aspetti del mondo.

“Le situazioni fiabesche – sostiene Bettelheim – rispettando la visione magica infantile delle cose, esorcizzano incubi inconsci, placano inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita”.

Bruno Bettelheim – Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe

Vita e fiabe: il metodo della “fiabazione”

La nostra vita può essere paragonata a quella delle eroine e degli eroi delle fiabe. Come sappiamo, non si tratta mai di storie lineari perché l’esistenza è, come le fiabe, ricca di problemi e difficoltà. Pertanto, pensare alla propria condizione esistenziale e  paragonarla al vissuto delle fiabe può aiutarci a risolvere situazioni esistenziali molto difficili.

In tal senso, la psicoterapeuta Paola Santagostino, autrice dell’interessante libro Guarire con una fiaba, ai suoi pazienti propone il metodo della “fiabazione”: facendo raccontare loro una fiaba, riesce a mettere in campo il loro immaginario attraverso la narrazione dei loro problemi e delle loro difficoltà. Il libro, edito da Apogeo, accompagna la descrizione della tecnica narrativa con vari casi clinici.

Paola Santagostino – Guarire con una fiaba. Usare l’immaginario per curarsi

La psiche e le fiabe: il potere terapeutico delle storie e dll’immaginazione

La nostra psiche è fondata sull’immaginazione. Quindi, conoscere la nostra mente significa saper ascoltare le sue storie, spesso simili ai miti e alle fiabe. Seguendo gli esempi di Freud, Jung e Adler, lo psicologo James Hillman nel suo celebre capolavoro Le storie che curano, ci insegna che il fine della psicoterapia è quello di educare alla  capacità immaginativa e insegnare l’arte di vivere tra le storie e le immagini.

James Hillman – Le storie che curano. Freud, Jung, Adler

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