Perché ti comporti così?

Inselling: tra insegnamento e Counselling

Perché ti comporti così?

Questa è una domanda che spesso ho fatto ai miei piccoli alunni. Ci sono atteggiamenti e comportamenti che vengono messi in atto senza che ci si renda conto e non si sia consapevoli in età adulta, figuriamoci se andiamo a chiedere ai bimbi le spiegazioni per alcuni loro comportamenti.

Non so quante volte io mi sia domandata il perché delle mancate risposte; sarà stata l’abitudine a vivere e percepire i bambini come persone, ma a volte mi scordo di non stare in relazione con adulti.

Ho scelto di fare la maestra, quindi devo ricordare che per una condizione di età anagrafica, sono in una posizione “UP”  rispetto a chi sono chiamata ad educare, per cui, mantenendo il massimo rispetto per i bambini, devo fare lo sforzo di essere presente e mostrare loro che tipo di comportamento “sarebbe corretto o ottimale” in una determinata circostanza.

Facciamo l’esempio di bambini che hanno difficoltà a gestire la forza del proprio corpo ed a volte, tendono a fare male a qualche compagno, pur non volendo: la prima cosa che mi viene istintiva da fare è la reazione aggressiva, a mia volta, per difendere il bambino “attaccato”, quindi sollevo la voce e sgrido il bambino che è stato aggressivo. Reazione comprensibile e umana, peccato che ad aggressività risponda con la stessa carta. Chiedo di non essere aggressivo tramite aggressività e generando paura in chi ancora non ha consapevolezza dei propri atteggiamenti.

I rimproveri sono importanti così come le sanzioni per i comportamenti inadeguati, ma occorre scegliere la qualità con la quale il rimprovero viene fatto, o per lo meno, riuscire ad “aggiustare il tiro”, specie quando stiamo provando nuove soluzioni. Non a caso ho parlato di sanzione e non punizione.

Che differenza c’è tra sanzione e punizione? La punizione e spesso legata ad un fattore di risposta emotiva dell’adulto ad un fatto accaduto: un bambino pasticcia il muro di casa e io mi arrabbio anche in base al mio umore della giornata. Se già in precedenza si era arrabbiati, si rischia di umiliare il bambino per ciò che ha fatto. Quando parliamo di sanzione invece, intendiamo la conseguenza diretta al mancato rispetto di una regola già data in precedenza e compresa dal bambino, per cui possiamo sanzionare solo dai 2-3 anni, in quanto prima sarebbe meglio solo porre delle regole che pian piano saranno comprese e porre i “no” quando è necessario che vengano dati.

Concludo questo articolo dicendo che, a mio parere, è inutile chiedere al bambino il perché di alcuni comportamenti, piuttosto mi impegno a mostrare atteggiamenti differenti e utilizzabili anche dal bambino, e ancora una volta “COMINCIA DA ME”.

Elisa Manca
Insegnante e Counselor gestaltica a mediazione artistica
Sito web – Counselisa.it – Elisa Manca

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