Racconti inediti di Grazia Deledda: L’uomo del nuraghe e altre novelle

L’uomo del nuraghe, La morte e la vita, e altre novelle: Dieci racconti inediti di Grazia Deledda

L’uomo del nuraghe, La morte e la vita, e altre novelle è il titolo del libro che raccoglie dieci racconti inediti, rari e introvabili di Grazia Deledda. Si tratta di veri e propri capolavori della narrazione breve poco conosciuti.

Famosa per i suoi celebri romanzi, la scrittrice Premio Nobel scrisse tantissime novelle e numerosi racconti che meritano di essere letti e riscoperti. Un genere, quello del “racconto breve”, che trova proprio nella Deledda una delle maestre indiscusse. E non solo nella scena letteraria italiana, ma anche in quella internazionale.

L’uomo del nuraghe, La morte e la vita, e altre novelle

L’uomo del nuraghe, La morte e la vita, e altre novelle si aggiunge così alle “classiche” raccolte di novelle di Grazia Deledda edite tra fine Ottocento e prima metà del Novecento.

Pubblicata per la prima volta nel 2018, questa nuova raccolta è frutto di un attento lavoro di ricerca indipendente svolto su riviste e giornali oggi introvabili. Come introvabili e rari sono appunto questi 10 capolavori, pubblicati più di un secolo fa e rimasti sepolti nel dimenticatoio.

Dieci racconti inediti di Grazia Deledda

L’uomo del nuraghe, La morte e la vita e altre novelle. Dieci racconti inediti di Grazia Deleddaleggi la scheda completa del libro, guarda l’anteprima e consulta le recensioni delle lettrici e dei lettori.

Novelle e racconti contenuti nel libro:

  1. L’uomo del nuraghe
  2. La morte e la vita
  3. Pane quotidiano
  4. Pane casalingo
  5. Viaggio di nozze
  6. Il fiore caduto
  7. L’Amico
  8. Ritratto di contadina
  9. I sette fratelli
  10. Agosto felice

L’uomo del nuraghe

Grazia Deledda pubblicò L’uomo del nuraghe nel “Corriere della Sera” del 9 settembre 1934. E come la maggior parte delle novelle inserite in questa raccolta, unica nel suo genere, non la ripubblicò più.

Lo stile narrativo richiama quello elaborato durante la stesura di Cosima, quasi Grazia, romanzo (semi)autobiografico pubblicato dopo la morte, avvenuta nel 1936. Consapevolezza di una grande maturità artistica ormai riconosciuta dal mondo intero. Ma anche bisogno di ritornare alle radici della cultura sarda più autentica.

In sintesi, un’opera d’arte sconosciuta ai più, dove realtà e fantasia, letteratura intima e leggende si fondono in maniera paradigmatica.

La cosa più impressionante del nuovo podere consisteva in un nuraghe, ancora ben conservato, dicevano, in mezzo al tratto adibito a pascolo: e non solo nel nuraghe, ma nella leggenda che in esso ci abitasse ancora un uomo…

…il mistero cominciava invece nella credenza diffusa e accreditata anche tra persone senza pregiudizi, che l’abitatore fosse un uomo nuragico, cioè dell’epoca nella quale furono costruiti con intelligenza e forza i solitari monumenti, epoca antichissima, sì, ma non barbara né assolutamente primitiva, se i costruttori conoscevano già il piano inclinato e tutta la scienza di un’architettura adatta ai loro tempi e alle loro necessità.

Grazia Deledda – L’uomo del nuraghe

La morte e la vita

La novella La morte e la vita, pubblicata il 24 luglio 1913 sempre sul Corriere della sera, è introvabile. Una versione ampliata e rivisitata di questo testo venne trasformata in uno dei brani più importanti del romanzo Le colpe altrui, uscito nel 1914, a ragione considerato uno dei suoi capolavori. Identità, lotta contro la fatalità del destino e riscatto, sono i temi contenuti in nuce in questo racconto, e rappresentano le chiavi d’accesso privilegiate alla poetica deleddiana nel complesso.

Pane quotidiano

Pane quotidiano uscì sempre nel giornale milanese, per l’esattezza il 12 agosto 1935, ovvero a un anno dalla scomparsa della scrittrice nuorese, avvenuta il 15 dello stesso mese a Roma. Si tratta di una novella filosofica di grande pregio che riprende alcune tematiche tanto care alla grande donna sarda.

Il taglio autobiografico e introspettivo ci porta alla scoperta di un itinerario esistenziale dove la spiritualità dell’opera poetica si confronta col duro lavoro quotidiano, dando spazio a un insieme di riflessioni sul senso della vita e sulla storia delle cose anche banali di tutti i giorni.

Pane casalingo

Pane casalingo venne pubblicata il 12 gennaio 1936 ovvero sette mesi prima della scomparsa della Deledda e riedita solo nella raccolta di novelle postuma intitolata Ferro e fuoco. Ancora una volta, quindi, il protagonista è il pane, simbolo dell’unione tra l’uomo e il divino nonché sostegno principale su cui gravita l’economia familiare.

In questo modo, il rito della preparazione de su pane carasau, il pane tipico della Sardegna, diventa l’occasione per rinfrescare le origini sarde più autentiche, resuscitando profumi, sapori e usanze di un’antica e immortale cultura mediterranea.
Grazia Deledda - L'uomo del nuraghe

Viaggio di nozze

Viaggio di nozze è il titolo della novella stampata nel mensile La Lettura nel 1928 e mai più inserita in alcuna raccolta sino ad oggi. Narra della luna di miele di due sposi che non si conoscono affatto in un’Italia che sembra correre verso la guerra. Disagio, solitudine e amore sono i veri protagonisti di un incontro tra due mondi apparentemente estranei: quello maschile e quello femminile.

Il fiore caduto

Il fiore caduto venne pubblicato per la prima e unica volta tra le pagine del Corriere della Sera del 16 maggio 1912. Si tratta di un racconto incentrato sulle tragiche conseguenze che la passione senza controllo causa nelle precarie esistenze degli esseri umani, quando la razionalità lascia il comando dell’anima e del corpo ai sentimenti e alle emozioni sfrenate.

L’Amico

L’Amico, novella edita nel Corriere della sera il 24 settembre 1912 e mai più ripubblicata (da non confondere con la novella intitolata L’amico e contenuta nella raccolta di novelle La casa del poeta), è un piccolo grande capolavoro che esprime in maniera esemplare l’arte creativa dell’autrice Premio Nobel nel tratteggiare personaggi, ambienti e paesaggi con sintetica e cromatica persuasione.

Il ritorno del prete, amico della passionale Paula, diviene l’occasione di un dialogo privato che si trasforma in un confronto tra due persone non tanto dissimili, entrambe attratte dalla ricerca di emozioni e naturalmente inclini al peccato.

Figura classica del repertorio deleddiano, l’uomo ricorda in maniera essenziale i personaggi di chiesa protagonisti di alcuni famosi racconti della scrittrice sarda, e in particolare Paulo, il parroco di uno sperduto villaggio montano, protagonista del celebre romanzo La madre pubblicato nel 1920.

Ritratto di contadina

Grazia Deledda scrisse Ritratto di contadina per il Corriere della Sera del 26 gennaio 1926. Da allora, la novella rimase inedita. Si tratta di un racconto molto importante, perché in seguito venne trasformato nell’incipit del romanzo Annalena Bilsini del 1927, opera di grande pregio artistico di Grazia Deledda che, proprio in quell’anno, ritirò il prestigioso Premio Nobel per la Letteratura.

I sette fratelli

La novella intitolata I sette fratelli venne pubblicata nel Giornalino della Domenica e in seguito modificata e riedita col titolo La fanciulla di Ottàna nella celebre raccolta Il dono di Natale. La versione contenuta nel libro di cui stiamo parlando è quella originale: una vera e propria “primizia letteraria” oggi introvabile; un racconto senza tempo, dove i temi delle fiabe e delle leggende sarde si intersecano alla perfezione con quelli della narrativa internazionale.

Le varie intersezioni in lingua sarda, scomparse nella seconda versione, impreziosiscono questa novella che ha anche il merito di introdurre il pubblico ad alcune delle legende sarde più famose e autentiche.

I sette fratelli furono accusati d’omicidio, e dovettero scappare e farsi banditi, per non venir impiccati come veri assassini; ma anche nella disgrazia continuarono a volersi bene; e quando tre di essi dormivano gli altri quattro vegliavano.

Gira e rigira, per boschi e sartos, essi finirono col trovare rifugio in un nuraghe, su un altipiano del Goceano.

Il nuraghe del Goceano era ancora intatto, non solo, ma frugando negli angoli oscuri il fratello albino trovò frecce e coltelli di pietra, vasi di sughero come ancora adesso li usano i pastori sardi e corrarjos e altri oggetti preistorici.

Grazia Deledda – I sette fratelli

Agosto felice

Pubblicata per la prima volta in versione originale nelle pagine del Corriere della sera nell’agosto 1935 e riedita con varie modifiche nella raccolta postuma Il cedro del Libano del 1939, Agosto felice è una prosa intima che narra l’ultimo soggiorno estivo della Deledda a Cervia, nonché l’incontro col poeta Giuseppe Ungaretti che, per ragioni a noi sconosciute, non appare nella seconda variante del racconto ripubblicata nel 1939.

Nella versione originale del 1935 contenuta in L’uomo del nuraghe, La morte e la vita e altre novelle, invece, è possibile leggere il testo originale di questa prosa unica e inimitabile, e rivivere tutto il sapore di quell’incontro davvero mitico tra la scrittrice e il poeta.

L’uomo del nuraghe, La morte e la vita e altre novelle. Dieci racconti inediti di Grazia Deledda

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Novelle di Grazia Deledda – Leggi anche:

Fiabe e leggende sarde

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