Reula, la leggenda delle anime dei morti in Gallura

La Reula in Gallura: la schiera delle anime dei morti

In Gallura, le anime dei morti che ritornano nel mondo dei vivi vengono chiamate Li Vuglietti (i folletti). Quando però i morti si ritrovano per danzare o compiere altre azioni, sono detti la Reula (rèula).

Le anime dei morti in Gallura

Secondo alcuni racconti popolari, in Gallura le anime dei morti hanno le sembianze di un animale selvatico, come il cervo, il cinghiale o un serpente, oppure quelle di un cane.

Inoltre, non mancano le leggende galluresi che raccontano di spiriti che s’impadroniscono del corpo di un essere umano. In questo caso, la sfortunata persona posseduta dal morto vive in maniera strana, agitata e tormentata. E può essere liberata solo da una portentosa preghiera o da uno speciale scongiuro.

Molto spesso, però, la tradizione popolare gallurese ha descritto le anime dei morti che tornano dall’aldilà come delle creature invisibili: veri e propri fantasmi che hanno conservato i connotati fisici e le sembianze del corpo del defunto.

Un’antica credenza diffusa a Sassari ma anche in Gallura racconta che le anime dei bambini morti senza battesimo, li ànimi bulatigghi, continuano a vivere come fantasmi nelle loro case. Una presenza non del tutto silenziosa, in quanto artefici di rumori e altre azioni strane, capaci di far paura agli altri abitanti della dimora.

Gino Bottigloni riporta invece che a Perfugas,

credono che la morte di qualcuno sia preannunziata dagli spiriti bianchi i quali passano producendo come un sibilo e dileguandosi in tante nuvolette

G. Bottiglioni, Leggende e tradizioni di Sardegna

La Reula: la schiera dei morti

Tuttavia, in Gallura è molto diffusa la credenza della Reula (rèula), termine gallurese che indica una vera e propria schiera di morti fuoriusciti dall’oltretomba per danzare e fare penitenze. Ma non solo. Infatti, la Reula può essere molto dispettosa se non addirittura pericolosa per i viventi.

Mi diceva il mio informatore gallurese, per evitare l’incontro dei morti, non basta tenersi lontani dai luoghi che di solito frequentano, perché essi, nelle ore più tarde della notte, vanno un po’ dappertutto, anzi delle volte accadde che qualcuno fu tratto con inganno dalle anime stesse in mezzo alle loro danze macabre ed ebbe la predizione della fine di persone a lui care.

G. Bottiglioni, Leggende e tradizioni di Sardegna

Le persone che hanno la sfortuna di imbattersi in queste schiere di morti danzanti, possono infatti subire gravi danni fisici, psicologici o addirittura la morte.

Per tali ragioni, per poter sfuggire alla Reula, bisogna essere fortunati e coraggiosi. Proprio come la protagonista di una celebre leggenda che si tramanda a Tempio da tempo immemorabile.

La rèula: leggenda di Tempio Pausania

Tanti secoli orsono, a Tempio viveva una donna tanto ricca quanto avara. Una sera si recò a messa in chiesa, dimenticandosi però il rosario e la chiave della cassaforte su una panca. Rientrata a casa, si accorse dell’accaduto e ordinò alla giovane serva di andare a riprenderli.

Poiché era ormai notte, la ragazza aveva paura. Titubante, decise di uscire e di recarsi in parrocchia. Poco lontano dalla chiesa, incontrò tre uomini.

«Dove stai andando?» le chiesero.

«In chiesa» rispose.

«Attenta» le dissero «perché in chiesa c’è la rèula!».

«La rèula», esclamò lei, «che paura, non ci andrò allora!»

«Ma no», fecero gli uomini, «devi solo stare attenta. Infatti, loro stanno ballando e cercheranno di girarti intorno per farti del male. Però tu non li devi temere: fatti il segno della croce e recita questa preghiera:

aggiu tuppatu ‘n via
Pàulu, Petru e Andria,
e so’ vinendi cu’ mecu
Andria, Pàulu e Petru,
so’ cu’ mecu ‘n cumpangia
Pàulu, Petru e Andria».

Fu così che la giovane entrò in chiesa. Quindi, vedendo la schiera di morti avvicinarsi per cominciare a girarle intorno, recitò con forza la preghiera dei tre uomini.

All’improvviso, la rèula sparì nel nulla. La ragazza fu salva e poté recuperare gli oggetti dimenticati dalla sua avara padrona.

E il miracolo fu davvero grande, che l’avara donna regalò addirittura una moneta alla fortunata e coraggiosa serva, degna figlia della terra di Gallura.

Per saperne di più:

Fiabe e leggende sarde

La festa dei morti in Sardegna

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