Il ruolo dell’insegnante è diverso da quello dell’educatore?

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Il ruolo dell’insegnante è diverso da quello dell’educatore?

L’articolo di oggi prende spunto da una discussione sorta con una mamma che mi raccontava di avere un bambino con una problematica relativa all’attenzione e che non sapeva più che fare: “le insegnanti rimarcano continuamente quanto sia impossibile mio figlio e che sia un pericolo per se stesso e per gli altri”. Mi chiedo quanti di noi insegnanti oggi giorno si trovino in situazioni simili: i bambini con problemi di iperattività sono davvero tanti, o per lo meno ora, riusciamo a dare u nome a questo tipo di disturbo.

Ciò che maggiormente mi ha impressionata però, è stato un discorso che le insegnanti hanno fatto a questa mamma: “noi ci occupiamo della didattica, non abbiamo tempo per stare dietro a tutto questo”.

Non è la prima volta che mi capita di sentire questo tipo di opinione, che comprendo ma non condivido.

Il ruolo che abbiamo dentro la scuola riguarda davvero solo la parte didattica?

A mio parere no. Sono sostenitrice del fatto che noi insegnanti abbiamo un ruolo molto importante all’interno della società proprio perché siamo chiamate ad avere cura e ad aiutare i bambini a crescere, ad essere i cittadini di domani.  Affinché ogni bimbo possa avere una buona autostima e consapevolezza di ciò che sente non credo che basti la didattica, per quanto ben fatta possa essere, credo che ciascuno di loro abbia bisogno di essere visto in quanto persona , una persona di piccole dimensioni, ma pur sempre tale.

Come ho scritto nei precedenti articoli, sarebbe auspicabile per gli insegnanti continuare a formarsi sulle difficoltà che i bambini possono avere e soprattutto la propria capacità di gestire lo stress, di guardarsi dentro mentre si lavora sulle problematiche che si presentano giorno per giorno.

Penso che dedicarsi solo all’aspetto cognitivo precluda all’insegnante stesso la possibilità di avere una buona crescita personale, di mettersi in discussione a livelli più profondi. Per capire un disagio provato da un alunno, devo essere in grado di entrare in contatto col mio disagio, solo allora sarò in grado di provare empatia e posso  permettermi di lavorare al meglio nella situazione, dare aiuto concreto al bambino.

Quello che siamo chiamati a fare è un lavoro completo, prima di tutto sulla nostra persona e poi sui bambini, al meglio delle nostre possibilità.

Quando mi trovo in classe, non penso a riempire di nozioni i miei piccolini, ma semplicemente cerco di stimolare la loro curiosità scegliendo insieme a loro argomenti da approfondire che potranno essere modificati in corso d’opera, manteniamo una progettazione a sfondo integratore e contemporaneamente  seguiamo la programmazione ministeriale. Oltre questa parte c’è il cuore del lavoro che si trova nella relazione con loro: osservo come si rapportano dentro la classe con adulti, coetanei e bimbi più piccoli, chiacchiero con loro, gioco e trovo il modo per creare rapporti reali, positivi, in cui ingrediente fondamentale è il divertimento. Tutto questo mi permette di instaurare rapporti in cui esiste la fiducia e diminuisce il mio controllo su di loro. La diminuzione del controllo permette loro di assumersi maggiori responsabilità e sentirsi più efficaci e capaci. Quando si lavora con bambini che hanno difficoltà nella sfera dell’attenzione e difficoltà a stare fermi, la cosa che può peggiorare la situazione è proprio la lamentela dell’insegnante, il suo essere esausta e il suo far sentire il bambino inadatto.

Io non dico assolutamente che tutti questi stati d’animo non siano umani ma che dovremmo cercare di ridurli al minimo: non siamo di fronte a qualcuno che cerca di provocarci o di renderci terribile la mattinata, ma di fronte ad una persona che si trova in difficoltà: cosa fare allora? Continuiamo ad affossar lui/lei e la sua famiglia sottolineando solo i lati negativi, facendo diventare il bambino la sua stessa problematica o siamo chiamati ad aiutarlo a vedere i suoi talenti e le sue qualità?

Elisa Manca
Insegnante e Counselor gestaltica a mediazione artistica

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