Scrittori sardi del Cinquecento: libri, letteratura e plurilinguismo

Tra Medioevo e Modernità la letteratura di Sardegna si afferma come letteratura plurilingue: sardo, catalano, italiano, spagnolo e latino si affermano come lingue della cultura e circolano all’interno e all’esterno dell’isola sia in forma orale, sia in forma scritta.

La stamperia Canelles di Cagliari e la circolazione dei libri

La diffusione della stampa giocò un ruolo di primaria importanza anche in Sardegna. La fondazione della prima stamperia è attestata nel 1566, quando Nicolò Canelles aprì a Cagliari la prima tipografia, cui affiancò dal 1571 l’attività di importazione e vendita di libri.

Nonostante le tante difficoltà del periodo (epidemie di peste, scorrerie dei pirati barbareschi, guerre, scarsità di popolazione, mancanza d’istruzione in larga parte della popolazione, etc.), la circolazione dei libri e la vivacità culturale dell’epoca moderna sono fenomeni molto importanti anche per la Sardegna. Non a caso, è in questo periodo che iniziano a crearsi le prime biblioteche private anche in centri considerati periferici.

Scrittori sardi del Cinquecento: plurilinguismo e dialogo tra lingue

Tra Quattrocento e Cinquecento gli autori sardi scrivono le loro opere in più di una lingua e sperimentano anche forme letterarie dove le varie lingue dialogano e si mischiano. Vivono e viaggiano in Sardegna, in Italia e in Spagna. La loro formazione, quindi, non avviene solo all’interno dei confini dell’isola.

Catalano, spagnolo, italiano e latino sono le lingue che, insieme al sardo, contraddistinguono questo periodo storico.

La letteratura sarda è quindi una letteratura plurilingue e il plurilinguismo, ovvero la capacità e l’elasticità di poter avere a disposizione vari idiomi e di poterli utilizzare a seconda del contesto di riferimento, diventa una delle ricchezze e delle peculiarità della letteratura sarda moderna.

Letteratura sarda: vivacità e creatività di un patrimonio culturale unico al mondo

Oltre ad autori quali Gerolamo Araolla e Antonio Lo Frasso che ci hanno lasciato testimonianze scritte anche in lingua sarda, sono numerosi gli autori e gli scrittori sardi attivi nel Cinquecento: alcuni sono certamente più noti, come ad esempio Sigismondo Arquer, altri  invece meno.

Conoscere i loro nomi, le loro attività e le loro opere ci aiuta a comprendere la vivacità, le creatività e le caratteristiche della produzione letteraria sarda.

Scrittori sardi del Cinquecento: dalla A alla Z

Giovanni Alivesi (Sassari) giureconsulto ed esperto di diritto, scrisse in latino e in spagnolo. Secondo gli storici Pasquale Tola e Giovanni Siotto Pintor egli pubblicò Controversiae forenses e Juris responsa, mentre il manoscritto Consiliorum sive juris responsorum liber primus è rimasto inedito.

Giovanni Arca (Bitti, 1562 circa – 1599) gesuita. Fu storico, geografo e filosofo. Visse a Bitti e a Cagliari. Scrisse in latino interessanti opere di carattere storico, geografico e religioso, alcune delle quali rimaste manoscritte e pubblicate da studiosi e ricercatori negli ultimi anni:

  • De sanctis Sardiniae, libri tres (Cagliari, 1598) opera agiografica dedicata ai santi venerati in Sardegna: i primi due libri sono dedicati ai martiri, il terzo invece ai confessori.
  • Naturalis et moralis historia de rebus Sardiniae (manoscritto).
  • De Barbaricinis libri duo (Cagliari, 1972, a cura di Francesco Alziator).
  • Barbaricinorum libelli (Cagliari, 2005, a cura di Maria Teresa Laneri).

Proto Arca (che visse intorno alla metà del XVI secolo) è famoso per aver composto il De bello et interitu marchionis Oristanei: opera in latino che racconta le gesta eroiche di Leonardo Alagon. Edita a Cagliari nel 1592, nel 2003 l’opera è stata pubblicata in una nuova e pregevole edizione critica a cura di Maria Teresa Laneri.

Pietro Giovanni Arquer (Cagliari), esperto di diritto, curò la pubblicazione delle seguenti opere:

  • Capitols de Cort del Stament militar de Sardenya (Cagliari, 1591).
  • Rubrica de tots los reals privilegis concedits a la magnifica Reys de Arag (Cagliari, 1603).

Francesco Bellit (Cagliari, 1530 circa – fine XVI secolo), curò la prima edizione dei Capitoli di corte. Fu inoltre poeta e scrittore.

Antioco Brondo (Cagliari, metà XVI secolo – 1619) fu un personaggio molto importante nel contesto culturale e religioso della Sardegna. Religioso, appartenente all’ordine dei Mercedari, studiò e si laureò all’università di Pisa. Viaggiò e abitò in varie località d’Italia e di Spagna. Rientrato in Sardegna, fu Commissario generale dell’ordine. Morì nel 1619 nel convento di Bonaria a Cagliari, acquisendo fama di santità. Scrisse in spagnolo la famosa opera Historia y milagros de N. Señora de Buenayre de la ciudad de Caller pubblicata a Cagliari nel 1595. Il Commentariorum paraphrasum conceptumque praedicabilium ac disputationum in Apocalypsim fu invece edito a Roma nel 1612.

Pietro Delitala (Bosa, 1550 circa – 1590 circa) scrisse le sue poesie in lingua italiana (Rime diverse, Cagliari, 1595). Ebbe una vita molto movimentata. Fuggito dalla Sardegna per una vicenda amorosa, si rifugiò dapprima in Corsica, quindi in Italia dove frequentò i circoli dei letterati, diventando amico di Torquato Tasso. Una volta rientrato in Sardegna, venne arrestato su ordine del Tribunale della Santa Inquisizione. Rimase in carcere per dieci anni circa, finché non venne liberato per intercessione di Giovanni Francesco Fara, vescovo di Bosa.

Giovanni Francesco Fara (Sassari, 1543 – Bosa, 1591) è considerato il massimo storico sardo del periodo. Studiò leggi e filosofia a Bologna e a Pisa, quindi visse a Firenze e Roma. Rientrò in Sardegna nel 1580 dove pubblicò il primo volume del De rebus sardois (gli altri tre rimasero inediti sino al 1835). Nominato Arciprete della cattedrale di Sassari, nel 1591 divenne vescovo di Bosa e liberò Pietro Delitala.

Roderigo Hunno Baeza (Cagliari) fu un dotto e letterato di cui non si hanno notizie. Produsse alcuni brevi componimenti in latino e greco. Nel 1954 Francesco Alziator curò la pubblicazione di un suo manoscritto intitolato Caralis Panegyricus.

Antonio Parragues de Castillejo fu arcivescovo di Cagliari. Ha lasciato un’interessante raccolta di manoscritti e lettere. Sappiamo inoltre che fu proprietario di una biblioteca contenente più di 500 volumi.

Joann Tomas Porcell (Cagliari, 1525 – 1590). Medico cagliaritano, si trasferì in Spagna. Compose un trattato sulla peste di Saragozza del 1564 intitolato Informacion y curacion de la peste de Çaragoça y praeservacion contra peste en general (Zaragoza, 1565).

Francesco Rocca (Sassari, 1570 circa – 1635 circa). Inquisitore generale del Regno di Sardegna, è il curatore dell’opera Historia muy antigua, llamada el Condaghe o Fundaghe: de la fundacion, Consecracion e Indulgencias del Milagroso Templo de Nuestros Illustriss. Martyres y Patronos S. Gavino, S. Proto y S. Januario en lengua sarda antigua, edita più volte dal 1547.

Gavino Sambigucci (Sassari) fu medico, filologo, poeta, filosofo e letterato. Studiò a Bologna e Pisa. Ricoprì il ruolo di Protomedico del Regno di Sardegna. Maestro di Gerolamo Araolla, fu uno dei promotori della vita culturale di Sassari e della Sardegna. Nel 1556 a Bologna pubblicò la In hermathenam Bocchiam interpretatio.

Giuseppe Sequi fu un gesuita del quale non si hanno notizie biografiche ed è considerato l’autore dell’opera Ad annales Sardiniae.

Dimas Serpi (Cagliari, 1550 circa – Roma inizio XVI secolo) fu un religioso e teologo formatosi in Sardegna e in Spagna. Storico dei santi sardi, istruì il processo sulla vita e i miracoli di Salvatore da Orta. Lo storico Giovanni Siotto Pintor lo elogiò quale ottimo scrittore e valente teologo. Fu autore delle seguenti opere:

  • Chronica de los santos de Cerdeña (Barcellona, 1600).
  • Tratado del Purgatorio contra Lutero y otros hereges, segun el decreto del S.C. Tridentino (Barcellona, 1604 e 1801).
  • Apodixis sanctitatis S. Georgii suellensis episcopi e Apodixis sanctitatis episcoporum Luciferi calaritani et Georgi suellensis (Roma, 1609).

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