Sigismondo Arquer: cultura sarda, letteratura e plurilinguismo nel Cinquecento

Tra Quattrocento e Cinquecento la letteratura sarda è già una letteratura plurilingue. La ricchezza culturale e la creatività linguistica dei Sardi acquisiscono una fisionomia ben precisa: il plurilinguismo.

Eruditi, storici, scrittori e poeti sardi hanno così a disposizione un immenso patrimonio cui attingere per esprimere la propria creatività e comunicare con un pubblico sempre più vasto, grazie all’affermarsi della stampa. Tra questi ci fu il grande Sigismondo Arquer.

Sigismondo Arquer

Sigismondo Arquer è stato uno dei personaggi più importanti nella storia del pensiero e della cultura sarda. Egli fu un personaggio cosmopolita orientato ai principi del riformismo luterano, formatosi a Pisa e a Siena, e che ebbe modo di fare importanti esperienze umane e culturali in Svizzera, Germania, Belgio e Spagna. Nato a Cagliari nel 1530, morì sul rogo a Toledo nel 1571 perché considerato eretico, dopo una lunga prigionia.

Ieri, oggi, domani, dopodomani. Non vivrò tanto da riuscire a crederci. Oggi è il due di giugno dell’annodomini 1571, quarantesimo primo della mia vita. Il quattro, dopodomani, qui a Toledo farò fuoco e fiamme in Plaza de Zocodover.

Giulio Angioni, Le fiamme di Toledo, Sellerio 

Il plurilinguismo di Sigismondo Arquer

Se il sardo e il catalano furono le sue lingue madri, egli aveva inoltre una conoscenza profonda dello spagnolo, dell’italiano e del latino; lingue che utilizzò anche per i suoi scritti, tra i quali ricordiamo la celebre Sardiniae brevis historia et descriptio in latino (che contiene il “Padre nostro” in catalano e in sardo) e Coplas a l’imagen del Crucifixo in spagnolo, nonché le più conosciute lettere a Gaspar Centelles.

Sardiniae brevis historia et descriptio

Come accennato, nel 1550 pubblicò a Basilea la Sardiniae brevis historia et descriptio: un’opera il latino dedicata alla Sardegna, nata dall’adesione dell’Arquer al famoso progetto culturale e scientifico di Sebastian Munster conosciuto come Cosmographia universalis.

Il libro dello scrittore cagliaritano apparve nella quinta edizione dell’opera curata da Munster (le prime quattro erano state composte in tedesco) nonché in quelle successive, sia nell’originale latino, sia nella traduzione in tedesco, francese, boemo e italiano. In tutte le ristampe successive della Cosmographia universalis, la Sardiniae brevis historia et descriptio si trova nel II libro, sezione De Italia.

L’opera dell’Arquer è davvero molto importante, perché fornì una descrizione della Sardegna che circolò in tutta Europa e non solo. Dalla storia alla geografia, dall’economia alla politica, dalla società alle lingue parlate. Insomma, una vera e propria enciclopedia della Sardegna che contribuì non poco a far conoscere l’isola al di là del mare.

De Sardorum lingua: la lingua dei sardi

Nel capitolo intitolato De Sardorum lingua, Sigismondo Arquer illustra la situazione linguistica della Sardegna. La lingua sarda parlata maggiormente nell’isola è una lingua dinamica che ha subito notevoli influenze e si è mischiata con le parlate dei latini, degli africani, dei genovesi, dei pisani, dei catalani, degli spagnoli. Per tali ragioni, a seconda delle zone, i Sardi parlano in maniera differente ma tra di loro, nonostante tali differenze, si comprendono perfettamente.

Tuttavia, l’Arquer afferma che la situazione linguistica della Sardegna è quella di un vero e proprio plurilinguismo, individuando nel sardo, nello spagnolo e nel catalano i tre idiomi parlati dalle genti dell’isola.

Babu nostru: il Padre nostro in sardo

Al sardo, parlato nelle zone rurali, bisogna infatti aggiungere il catalano e lo spagnolo parlati prevalentemente nelle città. Per illustrare questo duplice sistema comunicativo, ovvero quello iberico (dato da spagnolo e catalano) e quello sardo, Arquer porta l’esempio della preghiera “Padre nostro”, che egli trascrive in latino, catalano e sardo.

Su Babu nostru de S. Arquer

Babu nostru sughale ses in sos che­lus,

santu siada su nomine tuo.

Ben­giad su rennu tuo,

faciadsi sa voluntade tua,

comenti in chelo et in sa terra,

su pane nostru dogniedie dona a no­sateros hoae,

et lassa a nosateros is debitus nostrus

comente e nosa­teros lassaos a is debitores nostrus

e no nos portis in sa tentatione,

impero libera nos de su male,

poiteo tuo esti su rennu, sa gloria e su imperiu

in sos seculos de sos seculos.

Amen.

Cosa leggere per saperne di più:

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