Come capire se questa è la mia strada lavorativa. Mi sento demotivata!

Elisa Manca insegnamento e counselling

Inselling… Tra insegnamento e Counselling

Come capire se questa è la mia strada lavorativa. Mi sento demotivata!

L’articolo di oggi vuole essere, presuntuosamente, d’aiuto a chi si trova in un momento nel quale non riesce a capire se la strada dell’insegnamento e il lavoro sull’infanzia sia quello adatto alla propria vita. Parlo di me e racconterò qualche episodio nel quale mi sono sentita “non adatta” al mio ruolo.

La domanda del “Cosa so fare bene?” o  “In cosa ho talento?” mi ha sempre tormentata fin dalle prime attività che ho svolto: la danza classica, la scuola e le varie materie, nuoto, catechismo, etc…

Dopo la fine della terza media, con la scelta dell’indirizzo della scuola superiore, erano poi subentrate le aspettative familiari: i miei genitori volevano che mi iscrivessi ad un liceo, per cui fu proprio mia madre ad indicarmi il liceo socio-psico-pedagogico, dato che ai suoi occhi ero proprio brava a trattare coi bambini.

Da quel momento in poi, mi sono chiesta milioni di volte se avessi scelto la strada giusta per me; ho cambiato tantissime volte idea sul lavoro che avrei svolto. Il periodo più difficile fu proprio quando cominciai a lavorare: piena di dubbi, con poca stima in me stessa e poca fiducia nelle mie capacità.

Essendo priva di esperienza, cominciai a fare tirocini e quasi subito fui presa a lavorare. La mia propensione a stare centrata sui bambini, scegliere gli argomenti in base alle necessità della giornata dei componenti della classe, lavorare sulle emozioni, sui conflitti, non era visto come ciò che potesse essere davvero importante. Ho cambiato tante scuole proprio perché non tutte le persone (titolari e colleghe) erano d’accordo col mio modo di lavorare. Le due costanti, in questi dieci anni di lavoro, sono stati bambini e famiglie felici del mio lavoro. Io non riuscivo a vedermi, a capire se davvero avessi trovato la strada giusta per me. Eppure, mentre scrivevo la tesi di laurea sulla cura pedagogica attraverso il gioco ero davvero entusiasta! Credevo in ogni parola che scrivevo, ero fortemente motivata, ma la pratica è tutt’altra cosa!

Nella mia mente, quando una persona è portata e ha talento a far qualcosa, deve riuscire a fare benissimo ogni giorno il suo lavoro, dev’essere sempre a mille perché è felice di ciò che fa e tutti lo riconoscono…

Idea davvero da pazzi a pensarla ora! Pensare di essere perfetti (tema ricorrente), non avere difficoltà nei rapporti umani e in maniera particolare nei rapporti di cura ed educazione…

Ho capito che importa solo una cosa: Ciò che faccio mi emoziona e mi coinvolge; mi arrabbio, a volte mi dispiaccio, rido, e imparo ogni giorno. Penso che nonostante i momenti no, questo lavoro migliori la mia vita e mi regali vitalità; stare a contatto coi bambini mi ricorda che cosa è davvero importante nella vita ed è normale che capiti incontrare delle persone che non concordino sulle mie priorità nel lavoro, a cui io non possa piacere.

Il fulcro del discorso deve però rimanere uno solo: il mio lavoro mi regala felicità, al di là delle difficoltà? Tutto il resto può essere modificato se non ci piace, ma questa è stata la domanda che mi ha aiutata a capire che mia madre ci aveva visto lungo. Nella vita possono cambiare tante cose ma una passione, se tenuta viva, a mio parere rimane tale. Se invece ci si dovesse rendere conto che si è scelto un determinato campo per motivi prettamente economici o condizionati dalle scelte degli amici, o ancora, con l’idea che nonostante ci piacesse altro, in quel campo si sarebbe trovato sicuramente un lavoro, credo che non ci sia molto da aggiungere: in questi casi si vive il lavoro come un dovere e si aspettano le vacanze come momento in cui si possa gioire; il campo dell’essere e del fare sono quasi del tutto sconnessi.

Posso affermare con gioia che nel mio lavoro c’è una bella parte di me stessa, che il mio essere sta nel fare mentre lavoro, per questo mi sento così felice, posso essere me stessa mentre lavoro, posso esprimermi ed esprimere la mia creatività.

Oggi ciò che faccio è rendere migliore ciò che ho, chiedermi cosa posso fare per migliorare io come persona, cosa posso fare per rendere più belle le giornate dei miei alunni e cosa proporre loro tramite l’osservazione di ciò che scelgono di fare giorno per giorno.

Partiamo da ciò che abbiamo e rendiamolo migliore, giorno per giorno, passo dopo passo. Questa è la mia esperienza.

Elisa Manca
Insegnante e Counselor gestaltica a mediazione artistica

Articoli precedenti:

Inselling… Tra insegnamento e counselling. L’educazione dell’infanzia oggi

Inselling, tra insegnamento e counselling. Il nostro rapporto con l’errore

L’importanza della consapevolezza di chi siamo

Perché non parli con me?

Share
eBook Indibooks Amazon