Strega in sardo: come si dice? Brùscia e coga: cosa significa?

strega in sardo: come si dice?

Strega in sardo si dice brùscia, coga, stria e mainàrgia. Si tratta di parole ancora utilizzate in lingua sarda, con un significato che può variare a seconda del contesto. Le streghe sarde sono figure molto radicate nella cultura popolare. Protagoniste di leggende, fiabe e racconti, la loro presenza in Sardegna è attestata fin dai tempi più antichi.

Strega in sardo: sa brùscia e sa mainàrgia

Il termine brùscia insieme alle sue varianti bruxa e brussa ha una radice comune con bruja, la strega spagnola, e bruixa, la strega catalana. Si tratta di parole diffuse soprattutto nel sardo campidanese, la variante della lingua sarda parlata nel sud della Sardegna.

Invece, mainàrgia e majàrgia sono le parole che indicano la strega sarda soprattutto nel centronord della Sardegna.

Si tratta di termini ancora in uso nel sardo contemporaneo.

Est una brùscia: cosa significa?

Infatti, ancora oggi in lingua sarda si dice “Est una brùscia” o “Est una mainàrgia” per indicare una donna, con significato positivo o negativo, oppure allegorico e ironico:

  • capace di indovinare il futuro o fare profezie;
  • fare incantesimi come il malocchio, che in sardo si chiama “s’ogu liau”;
  • liberare le persone da “s’ogu liau” con la medicina dell’occhio o altri rimedi tradizionali;
  • capace di trasformarsi o assumere sembianze fuori dall’ordinario.

Strega in sardo: sa coga, significato e origine

Le cogas sono le streghe maligne protagoniste in tantissime fiabe e leggende sarde. Spesso vengono chiamate anche strias oppure assimilate alle sùrbiles, sùrtiles e surtoras, cioè le streghe vampiro della Sardegna.

Il termine sardo coga richiama l’atto del cucinare. È possibile che derivi quindi dalle pratiche delle streghe. In particolare, richiama l’attività di cuocere ingredienti segreti ed erbe per preparare pozioni magiche e incantesimi.

Infatti, la coga è capace di trasformarsi e prendere le sembianze del vento o di un animale, come avviene nelle famose leggende sulle Cogas di Villacidro, ancora oggi molto temute in tutta l’isola.

La caccia alle streghe in Sardegna

Durante il periodo spagnolo, tra Medioevo ed età moderna, la figura della strega in Sardegna era molto popolare. Fu così che anche nell’Isola si diffuse la Caccia alle streghe.

Streghe sarde famose

La strega sarda più famosa è Julia Carta. La sua storia è stata ricostruita dagli storici. Il tribunale dell’Inquisizione la processò per ben due volte tra il 1596 e il 1606. Riuscì tuttavia a salvarsi dal rogo. Nativa di Mores, visse a lungo a Siligo, dove venne accusata di stregoneria e in particolare di realizzare malefici e preparare incantesimi quali:

  • pungas (amuleti magici);
  • rezettas (ricette, filtri e pozioni magiche);
  • affumentos (incantesimi);
  • berbos (versi magici);
  • fortilesas (malefici);
  • hechisos (stregonerie).

Bithiae o bitiae: strega in sardo antico?

Sospese tra leggenda e letteratura sono le bithiae o bitiae. Si tratta di creature femminili, mostruose e malvagie, descritte da Solino nel III secolo d.C. Avevano due pupille per occhio e potevano uccidere con lo sguardo.

Ad ogni modo, la parola bitia o bithia in lingua sarda indica il nome di un’antica città ormai scomparsa: Bithia.

Janas: fate e  streghe leggendarie

Le janas sono le protagoniste più famose delle leggende sarde. Sebbene “sa jana” venga spesso identificata con la “fata buona e bella”, al contrario, in tantissime leggende le janas sono streghe, maghe e vampiri.

La parola “jana” in sardo è ancora utilizzata per indicare le domus de janas e in alcuni modi di dire.

Le streghe descritte da Grazia Deledda

Le tre donne che erano tre streghe, orgianas (janas) o meglio tre fate, si consultarono con lo sguardo, prima; poi parvero combinare qualcosa fra loro, con uno strano linguaggio che sembrava piuttosto un miagolio.

Grazia Deledda, Fiabe e leggende sarde

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